Giulio Muttoni, all’epoca dei fatti
patron della società promotrice di eventi Set Up Live, tre
giorni fa ha visto chiudersi davanti alla Corte d’Appello di
Torino il processo Bigliettopoli. “Non nascondo un po’ di
amarezza. Ho dovuto rinunciare alla mia attività professionale,
chiudere tre aziende, le due principali multinazionali con cui
lavoravo mi hanno abbandonato dalla mattina alla sera, con una
telefonata”, dice a Repubblica dopo che i giudici di secondo
grado hanno dichiarato “inammissibile” il ricorso presentato
dalla procura contro la sua assoluzione in primo grado. Una
decisione conseguenza della rinuncia all’appello da parte della
procura generale, che ha valutato come non sussistenti i
presupposti per proseguire l’azione penale. Diventa così
definitiva l’assoluzione del 26 marzo dello scorso anno.
“Qualcuno mi è stato vicino, molti sono scomparsi – prosegue
Muttoni, intercettato 38.000 volte -. Le intercettazioni sono
come la lebbra: sono passato da 500 chiamate al giorno a cinque.
Ho sfoltito la agenda”.
“L’unica fortuna è che nel 2019, al primo avviso di garanzia,
avevo 66 anni. Ormai sono in pensione, sarebbe sciocco provare a
rientrare in quel mondo. Ma chiederò giustizia verso chi mi ha
cancellato e trattato come un mostro, nonostante un rapporto
quotidiano fatto di amicizia, confidenze e attenzioni su
problemi personali” conclude su Repubblica.
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