“Non è assolutamente possibile
ritenere che la Libia sia un paese sicuro”. Lo scrive, nero su
bianco, il giudice del Tribunale di Ortona che, con una sentenza
del 9 luglio scorso, ha confermato l’illegittimità del fermo
della Humanity 1, la nave, con 160 persone a bordo, bloccata a
dicembre scorso dalle autorità italiane per non aver comunicato
con il centro di coordinamento dei soccorsi libico. “Il giudice
– spiega l’Ong – ha ribadito le conclusioni adottate da
precedenti sentenze dei tribunali italiani, secondo cui la Libia
non può essere considerata un luogo sicuro per le persone
soccorse in mare. Ciononostante, la scorsa settimana un’altra
nave dell’alleanza Justice Fleet – la Trotamar III – è stata
trattenuta in Italia” con un fermo di 45 giorni. “Il fermo della
Trotamar III e la nostra vittoria in tribunale, ottenuta quasi
contemporaneamente in un caso analogo – afferma Wasil Schauseil,
portavoce di Sos Humanity -, mettono a nudo la posizione
giuridica altamente discutibile del governo italiano, che
insiste affinché le navi delle ong comunichino con questi attori
libici illegittimi. Inoltre, la sentenza riveste un’importanza
politica: mentre i tribunali sottolineano le condizioni disumane
a cui sono sottoposti migranti e rifugiati in Libia, i governi
europei stanno intensificando i propri sforzi per impedire a
queste persone di fuggire dal Paese”.
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