Ci sono le testimonianze del mitico
Gruppo 63, il movimento d’avanguardia che univa scrittori, poeti
e critici che hanno fatto la storia della cultura italiana, c’è
il sodalizio con Eugenio Carmi con cui Umberto Eco aveva firmato
una serie di celebri favole illustrate, quello fortissimo con
Enrico Baj, e alcune delle innumerevoli collaborazioni con
Tullio Pericoli. Ci sono le tavole originali della trasposizione
a Fumetti de Il nome della rosa di Milo Manara, concesse
dall’autore, ma anche elementi della scenografia firmata da
Dante Ferretti per l’adattamento dell’opera a teatro di
Jean-Jacques Annaud, prestati dallo scultore Fabio Crisarà.
Nel decennale della morte di Umberto Eco, la Società Dante
Alighieri e la Fondazione Umberto Eco realizzano un progetto che
ripercorre la biografia intellettuale di quello che è stato uno
dei principali intellettuali della contemporaneità.
Si tratta di una mostra e di una serie di iniziative che si
svolgono a Roma, a Palazzo Firenze, a partire dal 23 giugno.
“Umberto Eco e il nome delle cose. Segni, realtà e
interpretazione” è il titolo del progetto che, nel giorno
dell’inaugurazione, indaga il pensiero di Eco attraverso i temi
della storia delle idee, della semiotica, della memoria e
dell’interpretazione, delle fake news e della comunicazione, del
Medioevo e dell’innovazione tecnologica, con interventi degli
scrittori Roberto Cotroneo e Gianrico Carofiglio, e con tre
conversazioni che vedono protagonisti Fabio Ciracì (Università
del Salento) con Cristina Marras (Cnr), Anna Maria Lorusso
(Università di Bologna) con Isabella Pezzini (Sapienza
Università di Roma), Tommaso di Carpegna Falconieri (Università
di Urbino) con Francesca Roversi Monaco (Università di Bologna).
Francesca Tancini presenta invece il progetto di riallestimento
della Biblioteca Moderna Umberto Eco, che troverà sede presso
l’Università di Bologna. La cura scientifica del convegno è di
Riccardo Fedriga (direttore scientifico Fondazione Umberto Eco)
e Alessandro Masi (Segretario generale Società Dante Alighieri).
Ad apire i lavori, coordinati da Paolo Conti, editorialista del
Corriere della Sera, saranno invece Andrea Riccardi, presidente
della Società Dante Alighieri, insieme a Stefano Eco, presidente
della Fondazione Umberto Eco.
La mostra sarà visitabile dal 24 giugno al 26 luglio:
l’allestimento, pensato in chiave inclusiva, comprende il
plastico della biblioteca-labirinto del Museo Tattile Omero di
Ancona, oltre a una sezione multimediale con video e audio
provenienti dall’Archivio storico della Presidenza della
Repubblica, da Rai Teche e da RSI, Radiotelevisione svizzera.
Un’azione teatrale, nel giardino di Palazzo Firenze, vedrà
Irene Giancontieri e Riccardo Rampazzo, allievi dell’Accademia
Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, diretti da Mattia
Spedicato, interpretare Le interviste impossibili – Umberto Eco
incontra Beatrice (1975). L’azione teatrale si svolgerà il 23
giugno ma la registrazione sarà visibile in mostra anche nei
giorni successivi.
Inoltre, il 9 luglio alle 18.30, a Palazzo Firenze viene
proiettato Umberto Eco – La biblioteca del mondo di Davide
Ferrario (2022, Fandango), documentario che indaga la
complessità del pensiero di Eco a partire dalla sua imponente
biblioteca.
L’ingresso è libero, consigliato registrarsi su
cultura@dante.global
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