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Mps, Angeloni (ex Bce): “Il no del cda era prevedibile ma per ora Intesa non rilancerà”

di Redazione Corriere Economia
18/07/2026
in Finanza
Mps, Angeloni (ex Bce): “Il no del cda era prevedibile ma per ora Intesa non rilancerà”

La nuova fase del risiko vede un ulteriore passo avanti con la risposta di Siena all’offerta di Intesa. Ignazio Angeloni, già membro del Consiglio di vigilanza della Banca centrale europea, tra i massimi esperti italiani di regolamentazione bancaria e consolidamento del settore, ha spiegato all’Adnkronos quali potrebbero essere adesso le prossime mosse di Intesa, Banco Bpm e Unicredit.

Angeloni, il cda di Mps ritiene l’offerta di Intesa non adeguata sotto il profilo del prezzo, delle sinergie e dei rischi dell’Antitrust. È d’accordo? 
“È una risposta che, in fondo, era prevedibile. La proposta di Intesa Sanpaolo comporta una profonda trasformazione di Mps: la banca verrebbe di fatto divisa in due, con circa metà delle filiali destinate a distribuire prodotti assicurativi di Unipol e la scomparsa dello storico marchio Mps, insieme al suo tradizionale legame con il territorio senese. È quindi naturale che il management e il Consiglio di amministrazione di Mps, impegnati a valorizzare proprio quel marchio e quel radicamento attraverso il nuovo piano industriale cerchino di evidenziarne tutti gli elementi di criticità. E’ oggettivo che esista un potenziale conflitto di interessi tra gli obiettivi perseguiti dall’offerta di Intesa e quelli del management e del Cda di Mps. La scadenza dell’offerta non è ancora nota, ma è verosimile che nei prossimi mesi le quotazioni azionarie subiscano oscillazioni anche significative. Di conseguenza, anche il valore dell’offerta potrebbe cambiare sensibilmente. Per questo motivo, le valutazioni formulate oggi devono essere considerate con una certa cautela: fotografano una situazione destinata, con ogni probabilità, a evolversi”.

Cosa farà Intesa?

“A me sembra poco probabile che Intesa reagisca immediatamente cambiando i parametri dell’offerta. Verosimilmente potranno esserci margini di flessibilità in seguito, ma oggi sembra prematuro inseguire richieste riferite a valutazioni tecniche che probabilmente cambieranno nelle prossime settimane”.
 Mps ha manifestato interesse ad approfondire l’ipotesi Banco Bpm. Che cosa si aspetta?

“È evidente che la prospettiva di una fusione ‘tra pari’ con Banco Bpm sia molto più attrattiva per il management e il Consiglio di amministrazione di Mps. Innanzitutto, perché vengono meno i due elementi più controversi della proposta di Intesa: il frazionamento della banca e la perdita della sua identità territoriale. C’è poi un’altra differenza sostanziale. Quella di Intesa è un’offerta vera e propria, mentre quella di Banco Bpm è, almeno per ora, un invito ad avviare un confronto per costruire insieme un’eventuale operazione. Mi aspetto quindi che nelle prossime settimane le due banche intensifichino il dialogo per verificare se questa ipotesi possa assumere contorni più concreti. Anche sotto questo profilo, dunque, la posizione espressa dal Cda di Mps non sorprende”.

Quanto potrà pesare il tema dell’Antitrust?

“Non sono in grado di prevedere quale sarà la valutazione dell’Autorità garante della concorrenza, che si avvarrà anche delle analisi tecniche della Banca d’Italia. Mi sembra però che la proposta di Intesa presenti già alcuni elementi di flessibilità che potrebbero essere utilizzati per rispondere a eventuali rilievi sul piano della concorrenza. Immagino, inoltre, che gli aspetti regolamentari e le possibili osservazioni delle autorità siano stati attentamente valutati già nella fase di elaborazione dell’offerta”.

Si aspetta nuovi colpi di scena? Che cosa potrebbe fare UniCredit?

“Andrea Orcel è arrivato sostanzialmente al controllo di Commerzbank, ma deve ancora confrontarsi con la forte resistenza dell’establishment tedesco, sia all’interno della banca sia nel mondo politico ed economico. L’avversione nei confronti dell’ingresso di UniCredit resta infatti significativa. A mio avviso, una combinazione tra UniCredit e Commerzbank avrebbe un importante valore strategico, sia per il sistema bancario tedesco sia per quello europeo. Sarebbe ancora più convincente se UniCredit riuscisse, nel frattempo, a rafforzare ulteriormente la propria presenza anche in Italia. Per raggiungere questo obiettivo, però, Orcel dovrà svolgere un intenso lavoro diplomatico per rendere il progetto più accettabile agli interlocutori tedeschi”. (Di Jole Saggese)

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