GABRIELE ROMAGNOLI, TENERCI AL MONDO
– LEZIONI DI VITA DA 52 CITTÀ (Touring Club Editore, Collana
Andante; pp. 224, 24 euro)
Calcutta è una pozzanghera, L’Avana una sedia in cortile,
Gerusalemme un pezzo di carta, Hong Kong un bar sopra il mare:
le città non come semplici luoghi da attraversare, ma destini,
organismi vivi e pulsanti, forse addirittura pensanti. Per
comprenderle non basta ricordarne la pianta; occorre
riconoscerne il carattere in un oggetto, uno scorcio, un
profumo, un incontro. È in questi frammenti, più che nei
monumenti o negli itinerari obbligati, che un luogo rivela la
propria verità. Ne è convinto Gabriele Romagnoli che in ‘Tenerci
al mondo. Lezioni di vita da 52 città’ traccia un atlante
personale ed emotivo costruito attraverso cinquantadue città.
In libreria dal 15 settembre, con il Touring Club per la
collana Andante, quello di Romagnoli è un libro che si sviluppa
in cinquantadue tappe, attraverso le città visitate dall’autore
nel corso di una vita da narratore e inviato. Non una guida né
un repertorio di mete, ma una strategia di disorientamento: ogni
luogo è raccontato attraverso una parte rivelatrice, una
sineddoche che apre una storia e diventa lezione di vita. Beirut
è lo scheletro di un albergo, Alessandria d’Egitto tabacco alla
mela, Berlino uno stadio fantasma.
Il viaggio comincia dai portici di Bologna e procede senza
una geografia lineare, seguendo la mappa mobile delle
esperienze, delle perdite e delle rinascite. L’itinerario
attraversa Lima, Jaipur, Caracas, Helsinki, Tangeri, Parigi,
Sarajevo e Gerusalemme, fino a New York.
Per entrare davvero in una città Romagnoli sceglie gesti
laterali: andare al cinema, assistere a una messa, salire su un
tram al capolinea.
Con la precisione del giornalista e la libertà del narratore
intreccia storia e memoria, geopolitica e autobiografia:
Barcellona racconta la pressione del turismo e dell’economia
globale, Abu Dhabi il rapporto tra grandezza, fede e vuoto, Bled
le tracce di un potere costretto a lasciare la scena. Ne nasce
un sillabario di trasformazioni, capace di tenere insieme
leggerezza e profondità, esperienza individuale e memoria
collettiva. Perché, come anticipa l’autore, per tenerci al mondo
dobbiamo prima di tutto tenerci, al mondo.
Gabriele Romagnoli (Bologna, 1960), giornalista
professionista, è editorialista per “la Repubblica”. A lungo
inviato per “La Stampa”, è stato direttore di “GQ” e di Rai
Sport. Narratore e saggista, fra i suoi libri più recenti: Solo
bagaglio a mano (2015), Senza fine. La meraviglia dell’ultimo
amore (2018), Cosa faresti se (2021) e La prima cosa bella
(2024), editi da Feltrinelli.
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