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Naufragio in area Sar Libica, i superstiti: ‘Sono 80 i dispersi’

di Redazione Corriere Economia
05/04/2026
in Cronaca Italiana
Naufragio in area Sar Libica, i superstiti: ‘Sono 80 i dispersi’

“Siamo partiti in 110”. Lo raccontano alcuni dei 32 sopravvissuti, giunti a molo Favarolo a Lampedusa dopo essere stati soccorsi in acque Sar Libiche. Sarebbero dunque un’ottantina le persone finite in mare e annegate prima che giungessero i militari della motovedetta Cp327 della guardia costiera che è stata affiancata dalle navi a vela Ievoli Grey e Saavedra Tide.
I militari dalla Guardia costiera italiana hanno recuperato anche due cadaveri. Il barcone di 12-15 metri con il quale erano salpati da Tripoli, in Libia, si è rovesciato e i migranti sono rimasti in acqua per diverso tempo prima di essere intercettati e soccorsi. Le foto aeree, scattate nel momento in cui è stato dato l’allarme, hanno ripreso il naufragio.
Sarebbero partiti circa in 120, nella notte tra venerdì e sabato da Tajoura (Libia), a bordo di un’imbarcazione in legno con due motori. Dopo alcune ore di navigazione, il mare mosso ha causato infiltrazioni d’acqua, fino al ribaltamento dopo circa 15 ore. E’ il bilancio dell’ultima tragedia dell’immigrazione reso noto dall’Oim, l’organizzazione internazionale per le migrazioni. Trentadue i sopravvissuti inizialmente soccorsi in acque Sar Libiche da una nave mercantile e da un rimorchiatore, e successivamente trasbordati dalla Guardia Costiera italiana, che li ha portati a Lampedusa. Tra i superstiti 31 uomini e 1 minore non accompagnato. Le principali nazionalità dei profughi sono Bangladesh, Pakistan ed Egitto.

I racconti dei naufraghi sotto choc, in acqua per ore

Verranno ascoltati nelle prossime ore i 32 migranti sopravvissuti. Al momento i migranti, sistemati nell’hotspot di Lampedusa, sono tutti in stato di forte choc, sono rimasti in mare aperto diverse ore dopo il ribaltamento della barca sulla quale viaggiavano. Sono stati sottoposti a controlli medici e rifocillati, al momento vengono lasciati riposare. Il barcone sul quale viaggiavano è stato intercettato e segnalato, subito dopo che si era rovesciato, da un aereo della guardia costiera in ordinario servizio di pattugliamento ed è scattato l’allarme.

Save the Children: ‘Pasqua di dolore nel Mediterraneo’

“Nel giorno di Pasqua, che per molte persone rappresenta un tempo di rinascita e speranza, ci troviamo invece a piangere nuove vite spezzate al largo della Libia. Ancora una volta, uomini, donne e bambini hanno affrontato un viaggio disperato verso l’Europa, e ancora una volta il Mediterraneo si è trasformato in un confine di morte. Secondo quanto riportato, non è ancora noto il numero dei dispersi né se tra loro vi siano minori. Il team di Save the Children presente a Lampedusa è operativo per garantire una risposta immediata ai bisogni dei sopravvissuti, tra cui un minore”. Così, in una nota, Save the Children.
“Dal 2014 sono quasi 34.500 le persone morte o disperse nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere un futuro possibile. Solo quest’anno le vittime sono già più di 800, e tra loro ci sono anche molti bambini: oltre 100 ogni anno negli ultimi tre anni – afferma l’associazione – L’assenza di un meccanismo europeo coordinato di ricerca e soccorso continua a costringere migliaia di persone a intraprendere rotte sempre più pericolose, lasciando il salvataggio al caso o alla buona volontà dei singoli Stati. Finché non verranno attivate vie sicure e un sistema strutturato di soccorso, continueremo ad assistere a tragedie che potrebbero essere evitate. Save the Children ribadisce la necessità di aprire canali regolari e sicuri verso l’Europa, nel pieno rispetto dei diritti umani, attivare un sistema coordinato e strutturato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo e garantire che le imbarcazioni impegnate nel salvare vite, siano esse Ong o mercantili, non vengano ostacolate”, sottolinea Save the Children.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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