La quarta sezione penale della
Corte d’Appello di Milano ha confermato i proscioglimenti, che
erano stati decisi in udienza preliminare nel giugno 2024, per
quattro persone, tra cui due vigili del fuoco, che erano finite
imputate nel processo per disastro colposo sul rogo della Torre
dei Moro, grattacielo di 18 piani che prese fuoco il 29 agosto
del 2021, trasformandosi in una “torcia” ma senza causare
vittime.
Nel giugno di due anni fa, infatti, la gup Ileana Ramundo
aveva mandato a processo tredici imputati (di recente la
sentenza in primo grado), ma ne aveva prosciolti con “non luogo
a procedere” altri quattro, ossia i due vigili del fuoco Mario
Abate e Luciano Propana, che si erano occupati del parere sul
certificato di prevenzione incendi, il responsabile tecnico del
cantiere della torre, Crescenzo Panico, e Giacomo Passera, uno
dei responsabili della società Zambonini. La Procura aveva fatto
ricorso in appello contro i proscioglimenti e ieri il collegio
di giudici (presidente Vincenzo Tutinelli) ha confermato la
decisione della gup. Tra i difensori l’avvocato Paolo Tosoni.
I due vigili del fuoco, in particolare, aveva scritto la gup,
quando nel 2011 rilasciarono parere favorevole alla
certificazione antincendio per la torre, non potevano conoscere
la “pericolosità” e la “inadeguatezza” dei pannelli con cui
erano state rivestite le facciate a forma di “vela”. Lo scorso
20 marzo, in primo grado Il Tribunale ha emesso nove condanne
fino a 3 anni (quattro gli assolti) e le responsabilità, in
particolare, sono ricadute su chi ha prodotto quei pannelli, per
l’accusa “altamente infiammabili”, su chi li ha commercializzati
e chi ha realizzato quelle facciate.
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