L’una serve per andarsene in
fretta da un ambiente. L’altra per andare dove serve. Nei
microorganismi, così come nelle strutture artificiali, sono
questi i movimenti che si attivano come reazione ai messaggi in
entrata e uscita nell’ambito dell’integrazione con l’ambiente.
Lo sostiene uno studio degli scienziati della SISSA Jacopo
Romano e Andrea Gambassi, appena pubblicato su Physical Review
Letters. Vale a dire, dunque: autopropulsione per lasciare un
luogo sfavorevole e diffusione lenta, per andare dove conviene.
Nella loro indagine i due ricercatori hanno utilizzato
simulazioni al computer integrate con calcoli matematici, con un
occhio alla Natura. È noto che il movimento guidato da feedback
è alla base del comportamento di diversi microrganismi che
analizzano gli stimoli in entrata e in uscita, adattando di
conseguenza la direzione del proprio movimento. Nello studio
sono stati riprodotti i comportamenti fisici di agenti naturali
e sintetici in due scenari distinti: quando, sulla base dei
segnali, una specifica destinazione deve essere evitata e quando
deve essere raggiunta. Per gli scienziati nel primo caso si
attiva una “superdiffusione” con accelerazione del movimento,
nel secondo si attiva un processo di subdiffusione, con
spostamenti molto più rallentati.
I risultati ottenuti forniscono indicazioni importanti per la
progettazione di particelle “intelligenti” capaci di muoversi su
scala microscopica con possibili utilizzi in campo terapeutico,
per una più efficiente somministrazione dei farmaci.
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