La maschera dell’uomo mite,
l’integrazione perfetta durata 15 anni e poi l’esplosione di una
violenza inaudita che ha annientato tre esistenze. È il profilo
di Astrit Koni, il cinquantanovenne che, dopo aver ucciso l’ex
moglie Drita Mecollari (57 anni) e il suo nuovo compagno Bardhok
Gega (55), ha scelto di farla finita lanciandosi dal torrione
del castello che domina il paese.
A Cossombrato, borgo di appena 500 anime arroccato sulle
colline astigiane, il dolore ha il sapore amaro
dell’incredulità. Elsa Ormea, la prima cittadina, fatica a dare
un senso all’accaduto. “Lo avevamo accolto tra noi oltre un
decennio fa”, mormora, cercando di conciliare l’immagine del
killer con quella dell’uomo che tutti vedevano ogni giorno tra
le viuzze del centro. Per l’intera comunità, l’omicida era
semplicemente ‘Arturo’. “Era una persona mite, simpatica, un
lavoratore instancabile”, ricorda la sindaca. Koni si era
costruito una reputazione solida come giardiniere. Nessun
segnale di squilibrio, nessuna avvisaglia di quella tempesta di
odio che stava per travolgere la sua ex compagna.
Anche Drita era una figura nota e stimata in paese, una donna
perfettamente inserita nel tessuto sociale. I due, entrambi di
origini albanesi, avevano scelto Cossombrato per crescere le
proprie figlie, oggi giovani donne di 25 e 30 anni ormai lontane
per motivi di lavoro. Una famiglia, all’apparenza, priva di
precedenti screzi o ombre. Se la coppia storica era parte
integrante del borgo, lo stesso non si può dire per la terza
vittima, Bardhok Gega: “Non lo conoscevo, non l’avevo mai
incrociato”, ammette Ormea.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA









