L’Università di Torino punta sulla
diplomazia scientifica, fornendo ai ricercatori strumenti per
anticipare situazioni critiche legate ai conflitti in corso.
Oltre al lavoro con la European science diplomacy alliance (che
nelle scorse settimane ha ammesso la candidatura di UniTo) e
alla volontà di “rinforzare la nostra attività internazionale
attraverso la rete delle ambasciate italiane”, l’ateneo sta
implementando “un vero e proprio progetto formativo che farà
capo alla Scuola di studi superiori Ferdinando Rossi”.
L’obiettivo è la “formazione di figure professionali che partono
da competenze verticali quindi possono essere chimici, fisici,
medici, biologi, giuristi, ai quali complementiamo una
formazione di tipo diplomatico”. Lo ha detto la rettrice,
Cristina Prandi, presentando la cerimonia di inaugurazione
dell’anno accademico 2025-2026 ‘Diplomazia scientifica. Dare
forma alle decisioni’, che si terrà lunedì prossimo alle 11
nella facoltà di Medicina.
Nell’ambito del contesto della ricerca “abbiamo avviato e
mantenuto relazioni con colleghi di tutte le parti del mondo,
fino a quando purtroppo è iniziata un’era di conflitti”, ha
sottolineato la rettrice. Prandi ha citato un convegno su cui
sta lavorando UniTo. In questi casi arrivano “richieste di
partecipazione, di contributi scientifici, da ogni parte del
mondo, anche russi, ucraini, israeliani, iraniani, e quindi sono
gli organizzatori che si trovano nella difficoltà di scegliere
qual è, come dire, il limite etico”. Ne è nato “un percorso di
accompagnamento nostro, ma anche propositivo da parte degli
stessi organizzatori, che in maniera autonoma hanno poi
elaborato dei documenti, che hanno condiviso con le persone che
devono partecipare a questo convegno e che hanno aiutato appunto
alla relazione e alla convivenza di ricercatori che arrivano da
paesi che in questo momento sono interessati dai conflitti”.
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