Contro la criminalità organizzata “si può fare tanto, ma c’è
bisogno che la gente, la società civile stia vicino alle
vittime, c’è bisogno che ci si assuma la responsabilità della
denuncia. Noi abbiamo un sistema che, purtroppo, a parole
favorisce chi denuncia ma nel concreto spesso le cose non sono
così, spesso chi denuncia diventa vittima anche della
burocrazia”. A dirlo è il procuratore capo di Torino, Giovanni
Bombardieri, all’incontro ‘Lavoro pilastro contro le mafie’
organizzato dalla Cgil nell’ambito delle iniziative di
avvicinamento alla marcia del 21 marzo per la giornata nazionale
per le vittime delle mafie.
“Ci vuole concretezza per poter aggredire certi fenomeni, ci
vuole la denuncia, il valore della denuncia è recepito dagli
stessi ‘ndranghetisti”, sottolinea il procuratore, osservando
che “ci sono imprenditori che vivono le conseguenze di avere
denunciato ma che mi dicono ‘rifarei questa scelta, perché la
scelta di denunciare ripaga di tutte le difficoltà che sto
incontrando, mi sento libero’. Finché la gente comune non solo
non denuncia ma non sta vicino a chi lo fa, certe cose non
cambieranno”, aggiunge, parlando di “un problema culturale. La
cultura è il nemico peggiore della criminalità – evidenzia – e
la cultura della legalità ancora di più”.
“Le ultime ricerche sulla percezione degli italiani della
corruzione e delle mafie – dice il presidente di Libera, don
Luigi Ciotti – dicono un dato inquietante, che si è passati dal
crimine organizzato, mafioso al crimine normalizzato, è
diventato una delle tante cose. E non può essere così. Dobbiamo
liberare il passato dal velo delle tante verità nascoste o
manipolate e liberarci anche dalla retorica della memoria che
c’è in tanti contesti”.
Invitando a guardare le cose positive fatte, don Ciotti
sottolinea però che “nonostante queste, sono 170 anni che in
Italia parliamo di mafia. Oggi più che mai ci vuole, da parte di
tutti, uno scatto in più, non basta tagliare la mala erba in
superficie, ma dobbiamo estirpare il male alla radice. E per
questo – dice – serve un grande impegno culturale ed educativo,
ci vogliono le politiche sociali, a cominciare dalla dignità del
lavoro. L’impegno contro le mafie e l’illegalità comincia
creando condizioni di libertà, dignità e giustizia per tutti”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA








