La coltivazione di coca in
America Centrale registra un “aumento significativo” negli
ultimi anni. E’ quanto emerge dal rapporto annuale della Giunta
internazionale per il controllo degli stupefacenti dell’Onu
(Jife), che cita come esempio il recente sequestro di circa 40
mila piante in Honduras. Secondo il documento, il 47% del nord
del Centroamerica, in particolare Belize, Guatemala e Honduras,
presenta caratteristiche biofisiche adatte alla coltivazione
della coca. Ciò potrebbe portare questi Paesi a passare da
semplici corridoi del narcotraffico a vere e proprie aree di
produzione.
Al momento la regione continua a svolgere un ruolo chiave nel
traffico verso gli Stati Uniti, con Panama come snodo
strategico: fino al 40% della cocaina colombiana diretta a nord
transita nella sua zona economica esclusiva, sfruttando le rotte
marittime. L’Honduras è descritto come “Paese di transito
chiave” per la cocaina diretta verso Stati Uniti ed Europa, con
l’uso diffuso di lance rapide e la presenza di organizzazioni
criminali transnazionali come il cartello di Sinaloa, Jalisco
Nueva Generación, il Tren de Aragua e il Clan del Golfo, in
collaborazione con bande locali come MS-13 e Barrio 18.
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