Il regime “in questi 47 anni ha
ucciso decine di migliaia dei nostri giovani migliori e nessuno
ci ha davvero ascoltato. Per questo molti iraniani vedono
positivamente un intervento degli Stati Uniti e di Israele.
Nessun governo si è preso cura della nostra situazione, mentre
gli Stati Uniti sì; dei 57 Paesi musulmani, nessuno è stato
dalla nostra parte, mentre Israele sì. È così che, per noi, si
spiega questo paradosso della guerra”. Lo spiega all’ ANSA una
cittadina iraniana di 26 anni, Mina, da circa un anno in Friuli
Venezia Giulia.
Dopo oltre una settimana senza contatti con la famiglia, Mina
ha saputo che la madre ha avuto un malore ed è stata ricoverata
in ospedale, oggi è ancora in terapia. Intanto, “ora sono di
nuovo senza connessione, e non c’è un’ora in cui io non pensi
alla mia famiglia”. Ma politicamente la posizione è chiara:
“L’appello su Instagram del principe ereditario iraniano Reza
Pahlavi, la sera prima delle proteste, ha avuto 80 milioni di
visualizzazioni quindi sapevamo che la maggioranza delle persone
sarebbe scesa in strada. Di notte le persone gridano dalle loro
case la volontà di cambiare il governo”. Non solo: “Il regime
crudele ha sparato contro milioni di persone uccidendone decine
di migliaia ed eseguendo molte condanne a morte; senza questa
violenza, sarebbe caduto la stessa notte”.
“Quando il dittatore è stato ucciso – conclude Mina – le
persone hanno gridato di gioia (kel e helhele) e hanno ballato
nella mia città. Quando un popolo non vuole più un sistema in
modo così forte, quel sistema deve cadere”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA









