“Le sedi di pro vita si chiudono col
fuoco ma coi pro vita dentro sennò è troppo poco. E se un
provita muore: champagne! E se non muore: molotov!”. Sono cori
intonati contro Pro Vita & Famiglia durante il corteo per l’8
marzo organizzato, tra gli altri, dal collettivo transfemminista
di “Non Una Di Meno”.
“Immaginiamo la scena a parti invertite – commenta
l’associazione in una nota -, se dei manifestanti pro life
avessero rivolto minacce di morte ad associazioni
transfemministe o Lgbt. Sarebbe scoppiato uno scandalo
nazionale, con titoli di apertura su tutti i giornali e i vari
Schlein, Zan, Conte, Gualtieri e Boldrini si sarebbero
stracciati le vesti. Dove sono ora? Non hanno nulla da
dichiarare contro questo odio? Se non condanneranno queste
violenze – come purtroppo non hanno mai fatto nei tanti attacchi
che abbiamo subito in questi anni – ammetteranno che
l’uguaglianza vale solo per chi la pensa come loro”.
Nelle strade adiacenti alla sede, sono inoltre comparsi dei
manifesti del collettivo “Pro Scelta e Sorellanz3”, che
scimmiottano i cartelloni originali di Pro Vita & Famiglia sulla
definizione, da dizionario, di “Donna”. Tra i messaggi: “Pro
Vita parassita a che pro sei in vita?”; “Donna: chi ce se sente”
– riferimento all’autopercezione di genere -, “Trans*: il vostro
peggiore incubo” e un attacco al diritto all’obiezione di
coscienza.
“Solo il presidio costante delle forze dell’ordine – aggiunge
l’associazione – ha impedito ai manifestanti di avvicinarsi
fisicamente alla sede e far degenerare la situazione”.
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