Irene Pivetti ha “portato avanti un
proposito criminoso per lungo tempo, adottando comportamenti
capziosi” per “precostituirsi postume giustificazioni” e creare
“un meccanismo che le consentisse il trasferimento di ingenti
somme di denaro senza mai ravvedersi del suo operato e senza
neppure porlo in discussione”, con “elevata intensità del dolo”.
E, poi, ha tentato “di giustificare l’ingiustificabile”,
cercando “escamotage per depotenziare i propri illeciti”.
Lo scrive la quarta sezione penale della Corte d’Appello di
Milano nelle motivazioni della sentenza con cui, il 10 dicembre,
ha confermato la condanna a 4 anni di reclusione per l’ex
presidente della Camera per evasione fiscale e autoriciclaggio
nel processo, scaturito dall’inchiesta del Nucleo di polizia
economico finanziaria della Gdf e del pm Giovanni Tarzia, che
vedeva al centro una serie di operazioni commerciali, datate
2016, per circa 10 milioni di euro. Operazioni relative, in
particolare, alla compravendita di tre Ferrari Granturismo che
sarebbe servita per riciclare proventi frutto di illeciti
fiscali.
I giudici Fagnoni-Centonze-Marchiondelli, come richiesto
dalla sostituta pg Franca Macchia e dal pm Tarzia, applicato in
secondo grado, hanno confermato, parlando di “estrema gravità
dei fatti”, la sentenza del 26 settembre 2024 e, dunque, anche
le altre due condanne a due anni, con pena sospesa e non
menzione, per il pilota di rally ed ex campione di Granturismo
Leonardo ‘Leo’ Isolani e per la moglie Manuela Mascoli. Oltre
alla conseguente confisca di quasi 3,5 milioni, soldi congelati
già nel corso delle indagini a carico dell’ex esponente
leghista.
Dopo la sentenza Pivetti – che con l’avvocato Filippo Cocco
ricorrerà in Cassazione – aveva detto ancora una volta: “la
verità è che io sono innocente”.
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