Ascolta la versione audio dell’articoloC’è una nave che attraversa il Novecento e il nuovo millennio senza perdere identità, funzione e forza simbolica. L’Amerigo Vespucci non è soltanto il veliero più celebre della Marina Militare italiana, ma strumento culturale complesso, una sintesi di storia navale, formazione, rappresentanza internazionale.Il volume, edito da Scripta Maneant, il cui testo è stato scritto e curato dall’Ammiraglio di squadra (r) Cristiano Bettini, non è soltanto un libro fotografico ma un progetto editoriale che unisce fotografia e testo, italiano e in inglese, per restituire l’esperienza unica di una nave simbolo della Marina Militare e dell’Italia. Realizzato in collaborazione con Marina Militare Italiana e su concessione di DIFESA SERVIZI S.p.A., in occasione del secondo giro del mondo del veliero nel 2023, la pubblicazione accompagna su ponti, alberi e vele, attraverso una curata narrazione visiva in cui è evidente la portata simbolica del Vespucci che nei porti internazionali rappresenta l’Italia e la sua identità.Loading…«Nave Scuola Amerigo Vespucci. Orgoglio italiano», a cura dell’Ammiraglio Cristiano Bettini, Ed. Scripta ManeantOggi la nave Amerigo Vespucci è senza dubbio orgoglio italiano del passato e insieme del futuro, tracciato dalle tante attività che svolge e dai suoi sistemi che, nell’ambito dei compiti istituzionali della Marina Militare, applica per la tutela ambientale e per la conservazione dell’ecosistema marino. La nave scuola continua a percorrere, nel suo nuovo giro del mondo, oltre quarantamila miglia nautiche, toccando decine di Paesi e culture, mentre il suo viaggio più significativo resta quello interiore, che accompagna generazioni di allievi ufficiali nella transizione dalla formazione alla responsabilità dimostrando che il mare, ancora oggi, resta uno dei luoghi più efficaci in cui educare al senso del limite, della comunità e del servizio.La storiaVarata nel 1931 e concepita come nave scuola, la Vespucci nasce in un contesto di rinnovata attenzione alla flotta italiana, in un periodo in cui l’Italia, tra le due guerre mondiali, ridefinisce il proprio ruolo marittimo anche alla luce degli accordi internazionali sul tonnellaggio navale. Insieme alla gemella Cristoforo Colombo, poi ceduta all’Unione Sovietica nel secondo dopoguerra, la Vespucci rappresenta l’esito più alto di una precisa scelta progettuale: formare ufficiali di Marina attraverso la vela, affidando alla complessità del mare un compito educativo che nessuna tecnologia può surrogare. Il progetto, affidato nel 1926 all’ingegnere Francesco Rotundi, guarda consapevolmente al passato. Le linee dello scafo si ispirano ai grandi vascelli tra Sette e Ottocento, in particolare alla tradizione della scuola francese di architettura navale, da Jacques-Noël Sané in poi, filtrata attraverso esperienze mediterranee come quella del Regno delle Due Sicilie.L’estetica e il valoreLa progettazione del veliero, dunque, non è mero esercizio di stile ma una scelta funzionale in cui equilibrio, stabilità, comportamento a vela diventano strumenti formativi prima ancora che requisiti tecnici. Il risultato è una nave che, pur dotata di apparati moderni, conserva una centralità assoluta della manovra manuale. Salire sui pennoni, governare le vele, leggere vento e mare sono pratiche che richiedono disciplina, cooperazione, capacità di previsione e adattamento. È in questo rapporto diretto con gli elementi che la vela mostra la sua insostituibile valenza educativa: insegna il limite, impone il rispetto delle forze naturali, costruisce senso di responsabilità collettiva. Navigare a vela significa apprendere l’equilibrio — tra forze opposte, tra comando e ascolto, tra decisione e attesa — e sviluppare quella flessibilità che, in mare come nella leadership, si rivela decisiva. È il principio del flectar, non frangar, piegarsi senza spezzarsi, adattarsi senza rinunciare alla rotta. Nel corso dei decenni, la Vespucci ha attraversato momenti cruciali della storia nazionale, dall’8 settembre 1943 alle missioni di rappresentanza internazionale, diventando progressivamente un simbolo condiviso. Nei porti esteri, la nave è ambasciatrice di un’idea di Italia che va oltre la diplomazia formale: quella di un Paese che affida alla competenza, alla tradizione e al lavoro silenzioso la propria immagine nel mondo. Non sorprende che per molti italiani all’estero salire a bordo significhi entrare, anche giuridicamente, in un frammento di patria. L’estetica del Vespucci, dunque, è il risultato coerente di una forma che nasce dalla funzione in cui proporzioni, livrea, fregi e materiali concorrono a costruire un’immagine di sobria monumentalità, capace di comunicare autorevolezza senza ostentazione. Una bellezza che deriva dall’armonia, non dall’eccesso.





