(di Fabrizio Finzi)
“Head”, ovvero testa e non volto.
Testa, ovvero, nucleo concentrato e irradiante, motore del
pensiero e dei sensi, faro di vigilanza dinamica sul mondo.
Luigi Bellinzoni presenta, a cura di Gianluca Marziani, la sua
mostra personale dal titolo HEAD, ‘Sognogrammi d’Inchiostro
fossile’, dal 27 marzo (apertura alle 18) al 3 maggio 2026 nel
nuovo spazio espositivo AMIGDALAB di Roma a via Tirso 76.
Inchiostro su carta per opere inizialmente disturbanti che
inchiodano l’osservatore nella ricerca di una collocazione
dell’immagine volutamente atemporale. Teste nelle quali i volti
emergono lentamente con lo stesso disagio che si prova
nell’affrontare la disciplina fisiognomica dello straniero, il
diverso, l’alieno del nostro immaginario.
La testa, soggetto quasi ossessivo di tutte le opere in
mostra: come spiega il curatore Gianluca Marziani, i tredici
volti esposti “si pongono come soggetti autonomi, portatori di
una bellezza non mediata, che si sottrae ai codici estetici
dominanti”. Piano piano dalle opere emergono tracce di umanità
ancestrali che richiamano a un tempo circolare, senza passato e
senza futuro. Nei volti, il disturbo si allenta e i pregiudizi
si affievoliscono. Le teste si ricompongono nell’emotività
dell’osservatore, il loro sguardo diventa saggio nella certezza
dell’esistenza di una infinità di mondi dei quali siamo tutti
parte.
“L’opera – scrive il critico Marziani – si configura come un
luogo di tensione e di equilibrio tra materia e spirito. Ogni
intervento nasce dalla consapevolezza che corpo e anima non
siano entità separate, ma parti inscindibili di un’unica
struttura, fragile e provvisoria, che rispecchia in scala
ridotta l’ordine più vasto dell’universo”.
Teste che ti osservano e non giudicano, sideralmente lontane
dalle piccole passioni umane e per questo spiazzanti,
emotivamente pericolose per le nostre certezze che pongono il
simile come pietra angolare dell’universo. Volti che divengono
rassicuranti e paterni dopo l’elaborazione, da osservare con
affetto la mattina appena svegli e con rispetto prima del sonno.
Le opere, scrive ancora Marziani, non offrono “risposte, ma
esperienze: momenti di avvicinamento a una totalità che resta
irraggiungibile, e proprio per questo costantemente desiderata”.
Luigi Bellinzoni concentra il suo spazio creativo sul foglio
di spessa cellulosa, aziona il disegno con movimenti minimi e
ben scanditi, creando una dimensione grafica che usa la
compressione del tempo nel minimo spazio. Teste a due dimensioni
in cui la pelle si trasforma di continuo, tra segni informali e
monocromie, piccoli inserti figurativi e astrazioni materiche.
Luigi Bellinzoni ritorna ad esporre dopo una lunga pausa.
Nato a Roma, dove vive e lavora, si è laureato in Giurisprudenza
(1989), ma contestualmente agli studi universitari prosegue la
sua attività artistica cominciata nei primi anni Ottanta e nel
1989 partecipa a due mostre collettive (“Itinerario tra scultura
e pittura” Palazzo Valentini – Roma e “Movida Romana” Alien –
Roma). Completa la sua formazione artistica a Londra,
conseguendo un degree in Fine Art – Scultura presso il Chelsea
College of Art (1990 – 1993). A Londra entra in contatto con un
contesto culturale e accademico che si distacca dalle tradizioni
artistiche romane, avvicinandosi all’arte concettuale. In questo
ambiente, Bellinzoni partecipa a numerose mostre personali e
collettive. Matita, grafite e inchiostro sono stati strumenti di
studio e sperimentazione, in un linguaggio che ha continuato ad
evolversi. Collabora come assistente nella Galleria Bonomo di
Roma e presso studi di pittura di artisti del calibro di Silvia
Morera, Enzo Cucchi e Marino Haupt.
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