Loading…Lo fa anche il già citato e chiacchieratissimo “Woman Unknown” di Mayy al-Tukhi (unica donna in concorso, insieme alla coregista di “NAZA”), ambientato dopo la Seconda guerra mondiale, che fa del corpo femminile un territorio di battaglia con molti spunti di riflessione capaci di parlare anche al mondo di oggi.Wild Horse NineIn questo gruppo si inserisce inoltre “Wild Horse Nine”, altra produzione di questo ottimo concorso veneziano, in cui Martin McDonagh sceglie come luogo l’Isola di Pasqua durante l’estate che ha preceduto il colpo di stato in Cile, per proporre una riflessione che arriva a toccare gli Stati Uniti di ieri e di oggi.Fa piacere che la giuria abbia premiato con la miglior regia “DAU”, film del dissidente russo Ilya Khrzhanovsky che ha ricreato quel senso di totalitarismo dell’Unione Sovietica dagli anni Venti agli anni Sessanta del Novecento con un occhio che guarda direttamente alla contemporaneità (da segnalare che l’Urss è anche al centro del grandioso documentario di Sergei Loznitsa).DAUDal Giappone all’ArgentinaTra le nazioni più visibili di questa Mostra di Venezia c’è stata la Francia, con ben quattro registi in concorso e due film che sono stati meritatamente premiati: il bellissimo “Un bon petit soldat” del grande Stéphane Brizé (miglior sceneggiatura) e il riuscito “15/18 (A Place to Heal)” di Cédric Kahn (miglior attrice esordiente a Malou Khebizi).Un bon petit soldatMeno fortunata è stata invece la compagine giapponese, senza ingressi nel palmarès, ma siamo certi che si tornerà presto a parlare del notevole “Look Back” di Hirokazu Kore-Eda, che non solo avrebbe meritato un premio, ma che è stata una delle visioni più toccanti dell’intera stagione. In concorso però ha trovato spazio anche l’intenso, seppur imperfetto, “Mr. Nelson, Did You Kill People?” di Shinya Tsukamoto e fuori competizione l’affascinante “Shumei: The Living Legacy of Kabuki”, esordio nel cinema documentario di Takashi Miike, regista di tanti film indimenticabili come “Visitor Q” e “Ichi the Killer”.







