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Amani El Nasif: ‘la cittadinanza italiana un incredibile passaporto per la libertà’

di Redazione Corriere Economia
17/09/2026
in Cultura
Amani El Nasif: ‘la cittadinanza italiana un incredibile passaporto per la libertà’

Ha ottenuto la cittadinanza italiana nel 2016, a 26 anni, e da allora quel documento non è mai stato per Amani El Nasif soltanto un passaporto con cui viaggiare. “Per me la cittadinanza italiana è un segno di libertà incredibile, un passaporto che mi ha dato la possibilità di sentirmi libera di dire ciò che penso e, allo stesso tempo, di essere tutelata”, ha raccontato la scrittrice incontrando la stampa al festival Pordenonelegge. Nata in Siria nel 1990 e cresciuta a Bassano del Grappa (Vicenza), El Nasif ha trasformato la propria esperienza personale in un impegno di testimonianza che da anni la porta soprattutto nelle scuole. Oggi, con “Sii più forte di quanto credi. Voci, paure e sogni dalle scuole medie” (Piemme), torna a raccontare un’età precedente alla vicenda che ha segnato la sua vita: quella delle scuole medie, dell’adolescenza, delle amicizie, delle insicurezze e della scoperta di sé.

Il nuovo memoir nasce anche dal confronto con la figlia, che ha iniziato la scuola superiore, e dai numerosi incontri con ragazze e ragazzi avuti negli ultimi tredici anni. “Ho ripreso quello che era Amani prima dei 16 anni”, ha spiegato. Un modo per mettere in dialogo l’adolescente che era con quella che oggi osserva nelle scuole. “Credo che siano cambiati gli strumenti, ma non le esigenze dei ragazzi”. La difficoltà di parlare, la necessità di sentirsi accolti, il peso delle parole, le dinamiche tra coetanei e il rapporto con gli insegnanti restano, secondo l’autrice, questioni centrali. Il contesto è profondamente cambiato, ma le domande dell’adolescenza continuano a essere riconoscibili. “Io le stesse problematiche che avevo da adolescente le rivedo anche in mia figlia”, ha raccontato. Da qui l’importanza, per El Nasif, dell’ascolto. Nelle scuole cerca di parlare agli studenti in modo diretto, partendo dalla propria storia e senza assumere un ruolo di giudizio. “Cinque minuti bastano ad alunno per sentirsi ascoltato. Fa veramente la differenza”, ha sostenuto Non basta chiedere genericamente a una classe come siano andate le vacanze: occorre creare uno spazio nel quale un ragazzo possa raccontare ciò che vive. Il titolo del nuovo libro è rivolto direttamente agli adolescenti: “Hai più forza di quanto credi”. Una forza che, ha osservato l’autrice, spesso emerge quando ci si trova davanti a situazioni che obbligano a mettere alla prova le proprie risorse. Nel suo lavoro nelle scuole, El Nasif vede una generazione sottoposta a pressioni nuove. “Quello che li circonda oggi li sta appesantendo molto”, ha affermato. La velocità dei cambiamenti, la quantità di stimoli e situazioni con cui gli adolescenti devono confrontarsi possono diventare un peso. Ma l’autrice rifiuta l’idea di una generazione senza speranza. “Io confido in loro”, ha detto.La sua stessa storia è quella di una ragazza che, a 16 anni, viene portata in Siria con la promessa di risolvere una questione burocratica e che si ritrova invece a vivere per 399 giorni segregata in un contesto nel quale la famiglia ha predisposto per lei un matrimonio combinato. “Avendo vissuto i miei primi 16 anni in Italia, a Bassano del Grappa, sapevo bene cosa significasse essere una ragazza, un’adolescente libera”, ha ricordato.La fuga, organizzata con l’aiuto di un cugino del padre, avviene di notte. Dopo un primo tentativo bloccato da un problema con il passaporto, El Nasif si nasconde in un hotel e riesce a prendere un volo per Milano due giorni dopo. Un’esperienza raccontata nel primo libro, “Siria mon amour”(Piemme, 2013), scritto insieme alla giornalista Cristina Obber, al quale è seguito “Sulla nostra pelle” (Piemme, 2022), dedicato alla violenza contro le donne e alle storie di ragazze che hanno avuto un destino simile.”Dopo essere tornata in Italia mi sono chiesta quante storie come la mia ci fossero qui e non se ne parlasse”, ha spiegato. Da quella domanda è nato il suo percorso di scrittrice. Un percorso arrivato quasi per necessità, più che per progetto: El Nasif aveva interrotto gli studi quando era stata portata in Siria e, una volta rientrata, aveva dovuto iniziare a lavorare. “Avevo tanto da raccontare”, ha detto. Da adolescente teneva diari e appunti; poi ha pensato che quelle esperienze potessero essere utili anche ad altri. Nel nuovo libro lo sguardo si sposta dunque sull’adolescenza, senza nostalgia e senza contrapporre semplicemente passato e presente. Il confronto serve piuttosto a riconoscere ciò che accomuna generazioni diverse. “Quello che provi ha un senso” è, in questa prospettiva, il messaggio rivolto ai ragazzi.El Nasif non rinnega le proprie radici siriane. “Dentro di me scorre il sangue siriano”, ha affermato, ricordando episodi quotidiani che ancora oggi riattivano la memoria. Ma distingue la propria identità dall’esperienza di dolore vissuta durante quei 399 giorni. “Quello che mi ha dato l’Italia la Siria purtroppo non me l’ha dato”, ha sottolineato, tornando al significato attribuito alla cittadinanza italiana. La Siria, però, resta nel suo immaginario e nei suoi affetti. Non vi è più tornata dal 2016, anche a causa della guerra, ma racconta di avere ancora il desiderio di farlo. “La Siria non è quello che mi ha fatto e causato così tanto dolore”, ha detto. E ha ricordato il desiderio di rivedere le zie e quei “cieli stellati incredibili” che conserva nella memoria. (di Paolo Martini)

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