Il carrello del supermercato è sempre più vuoto per gli italiani. Al netto dell’inflazione, la spesa reale delle famiglie per i consumi ha registrato tra il 2019 e il 2025 un calo di quasi il 9%, pari ad una riduzione virtuale da 224 euro al mese a nucleo. Lo afferma il Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc) sulla base dei dati Istat.
A livello nominale la spesa media mensile per consumi è passata in Italia dai 2.560 euro del 2019 ai 2.782 euro del 2025, con un incremento pari a circa 222 euro a nucleo ma con forti differenze sul territorio, spiega il Crc. Tuttavia i dati sui consumi risultano molto diversi se si tiene conto dei pesantissimi rincari di prezzi e tariffe registrati negli ultimi anni: il Covid, la guerra in Ucraina e la crisi energetica hanno infatti determinato una escalation dei listini al dettaglio in tutti i settori, aumenti che non sono poi rientrati al termine delle emergenze e che gli italiani continuano ancora oggi a pagare, costringendoli a modificare le proprie abitudini di spesa, sottolinea il Centro.
Al netto dell’inflazione, nel 2025 la spesa media reale si è ridotta in Italia dell’8,7% rispetto al periodo prepandemia, con un calo virtuale da -224 euro a nucleo. Ma i rincari non hanno avuto il medesimo effetto su tutto il territorio – evidenzia il Crc. La Puglia è la regione che registra la più forte riduzione della spesa reale, scesa in media del 18,7% dal 2019, seguita da Bolzano (-17,2%) provincia che paga lo scotto del più alto tasso d’inflazione negli ultimi anni, e dalla Calabria (-14,9%). In controtendenza l’Umbria, dove la spesa delle famiglie è aumentata in termini reali del 9,9% nel confronto 2019-2025, le Marche (+9%), Trento (+8,2%), l’Abruzzo (+6,1%).
“Il forte aumento dei prezzi al dettaglio registrato negli ultimi anni ha prodotto una situazione paradossale: gli italiani spendono di più per acquistare sempre meno – evidenzia il presidente del comitato scientifico del Crc, Furio Truzzi – La conferma ci arriva dall’Istat, secondo cui nell’ultimo anno una famiglia su tre ha ridotto la spesa per cibi e bevande, il 44% quella per l’abbigliamento, il 38,2% ha tagliato gli acquisti per la cura della persona, il 25,4% quelli per la sanità, mentre quasi la metà delle famiglie (il 45% del totale) ha modificato le proprie abitudini di viaggio”.
Il Codacons: ‘Cambia la spesa. Cala quella culturale, boom dei piatti pronti’
Più piatti pronti, ormai quasi immancabili per la pausa pranzo e non solo, e meno abbigliamento e calzature. Negli ultimi dieci anni i consumi degli italiani sono cambiati profondamente, rispecchiando nuove abitudini, ma anche assorbendo l’andamento – crescente – dei prezzi. Per gli alimentari la spesa in media è oggi del 25% superiore rispetto a 10 anni fa. Per cibi e bevande analcoliche l’esborso mensile è passato dai 441 euro mensili del 2015 ai 552 euro del 2025, pari ad una maggiore spesa annua da 1.326 euro a famiglia.
L’incremento più consistente riguarda piatti pronti e preparazioni alimentari, che nel periodo registrano un boom del 254%, pari ad una maggiore spesa da 307 euro annui a nucleo, mentre per caffè e cacao le famiglie spendono in media il 67% in più (+99 euro annui), e quasi il +38% per oli e grassi (+65 euro annui); per carni e verdure la spesa sale di quasi il 20%, +21% zucchero e dolciumi, +17% latte, uova e formaggi, +14% il pane.
A fare i conti è il Codacons, sulla base dei recenti dati Istat tra il 2015 e il 2025. L’aumento di spesa, precisa l’associazione, non significa però che la dispensa degli italiani sia oggi più piena. Vanno considerati “i pesanti rincari dei prezzi che hanno investito il comparto alimentare negli ultimi anni, tra cambiamenti climatici che hanno fatto schizzare alle stelle le quotazioni delle materie prime (dal caffè al cacao), guerra in Ucraina che ha portato a rialzi per cereali, latticini e oli, e caro-energia scaricato sui listini finali al pubblico”.
Nello stesso periodo infatti la spesa non alimentare registra un incremento molto più contenuto e pari al +8,4%: qui alcune voci segnano addirittura un decremento. Rispetto a 10 anni la spesa per il comparto ricreazione, spettacoli e cultura diminuisce del 16,7%, pari in media ad un minor esborso da 253 euro annui a famiglia – calcola il Codacons – quella per abbigliamento e calzature scende del -9% (-125 euro annui), mentre la spesa per tabacchi e bevande alcoliche si ridimensiona del 4,1% (-22 euro annui circa).
Per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili ogni famiglia spende circa l’11% in più (+1.180 euro annui), +10,7% per i trasporti (+341 euro annui). L’aumento più sostanzioso, tuttavia, si registra per la voce servizi ricettivi e di ristorazione, per la quale le famiglie spendono un terzo in più rispetto a 10 anni fa (+33,7%, +495 euro annui). “E non certo perché gli italiani viaggino di più: il comparto turistico, complice la pandemia Covid e il caro-bollette, è tra quelli che ha registrato i più forti incrementi dei listini negli ultimi anni”, conclude l’associazione.
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