Al via nella tarda mattinata di
oggi in questura a Campobasso gli accertamenti sul computer e
sulle dieci pen drive sequestrati lo scorso 31 luglio a Gianni
Di Vita, il papà e marito delle due donne morte lo scorso
dicembre a Pietracatella per avvelenamento da ricina. La
procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha incaricato
personale specializzato dello Sco per l’estrapolazione dei dati
contenuti nei dispositivi elettronici. Alle operazioni potevano
partecipare anche le parti: indagati, avvocati, parti offese e
consulenti. Si è presentato però solo Gianni Alfonso, consulente
informatico dell’avvocato Vittorino Facciolla, il legale che
assiste Gianni Di Vita.
La Procura, nell’ambito delle indagini sulla morte di madre e
figlia, ha chiesto in particolare l’estrazione di dati inerenti
eventuali rapporti, relazioni e legami correlabili alle
navigazioni internet dirette a procurarsi ricina da parte delle
due vittime, Sara Di Vita e sua mamma Antonella Di Ielsi; dati
relativi ai rapporti con famigliari, parenti e amici, utili a
ricostruire le abitudini di vita, i rapporti delle vittime;
eventuali annotazioni da parte delle vittime su alimenti
consumati nei giorni antecedenti ai malori; eventuali documenti,
note, pagine di diario, lettere inerenti eventuali malattie
sofferte dalle vittime e non conosciute; chat, foto,
registrazioni vocali, note, navigazioni internet, rilevazione
delle posizioni dei dispositivi, degli indirizzi email e degli
account dei profili social network. L’arco temporale della
ricerca è molto ampio, va dalla prima accensione dei dispositivi
fino al giorno del loro ultimo utilizzo. Il tempo fissato per
ultimare il lavoro è di 60 giorni salvo proroga.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA








