La sua opera più celebre è Siluetas, una serie di sagome, di solito del suo corpo, che Mendieta ha impresso su sabbia, neve, terra o foglie, che diventano parte stessa del paesaggio. Ha scolpito e modellato e utilizzato fiamme, polvere da sparo e fuochi d’artificio per delineare con il fuoco i contorni del suo corpo. In un filmato ha versato sangue sul suo corpo nudo e si è poi rotolata in un cumulo di piume bianche, riemergendo in piedi come una nuova creatura. In un altro filmato la sagoma del suo corpo sulla sabbia in riva al mare, delineata con vernice rossa, viene lentamente spazzata via dalle onde.I filmatiLe sue opere sono volutamente effimere e transitorie, ma lei le ha filmate e fotografate per farle diventare eterne. Ha realizzato oltre cento filmati in formati diversi, molti dei quali sono stati restaurati e masterizzati in forma digitale per la mostra alla Tate.“La mia arte è radicata nella convinzione che ci sia un’unica energia universale che pervade ogni cosa”, scrisse, e lei si considerava il tramite, la catena di trasmissione tra energia e natura, tra universo e realtà umana.Nel 1981 Mendieta riuscì a tornare a Cuba per la prima volta e lì creò le Esculturas Rupestres, forme primitive scolpite nella roccia, ispirandosi all’arte neolitica per inventare una civiltà perduta con tradizioni ancestrali, tracciando una linea ininterrotta tra l’arte del passato e del presente.Pur tornata alla patria dove era nata, Mendieta non si sentiva “a casa” da nessuna parte, solo nella natura. “La mia arte nasce dalla rabbia e dal senso di estraneità e spaesamento”, scrisse.




