I punti chiaveAscolta la versione audio dell’articoloIl cammino verso la parità nella genitorialità si arresta davanti allo scoglio delle coperture e ai rilievi della Ragioneria generale dello Stato, ma il dibattito resta aperto. Dopo il ‘no’ della Camera alla proposta delle opposizioni sul congedo paritario da cinque mesi – con oneri complessivi stimati nella relazione tecnica del Ministero del Lavoro in 3,7 miliardi di euro nel 2026 e 4,5 miliardi a regime dal 2035 – il futuro della misura si sposta su un binario di mediazione. Se il centrosinistra batte sul tasto della parità dei congedi di maternità/paternità, la maggioranza apre a un confronto nel merito puntando su flessibilità e ‘premialità’ dei congedi parentali facoltativi.La proposta bocciataSi sono quindi riaccesi i riflettori su uno strumento che, dal 2013, è arrivato agli attuali 10 giorni (livello minimo della direttiva UE 2019) e che dai dati Inps risulta essere stato utilizzato da quasi 182mila padri nel 2024, con un’adesione cresciuta dal 20% del 2013 al 64,8% del 2024.Loading…«Il tema non è finito su un binario morto. Noi continueremo a tenerlo vivo, anche presentando emendamenti» afferma la responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra. Perché, aggiunge, è vero che «esiste un problema di copertura ma si sarebbe potuto fare un confronto nel merito che poteva prevedere una applicazione parziale o per tappe». Inoltre, rileva, è «miope» non considerare anche il costo che affronta la società escludendo «così pesantemente» le donne dal mercato del lavoro.«Il punto di maggiore urgenza è quello di incrementare i giorni di congedo di paternità obbligatoria, dopodiché i costi sono modulabili» rileva ancora l’esponente Dem aggiungendo che la questione è capire se c’è accordo sul «messaggio fondamentale» della proposta che era a prima firma della segretaria Pd Elly Schlein secondo cui il congedo di maternità/paternità deve essere paritario per due ragioni fondamentali: consentire anche agli uomini di esercitare in modo paritario la genitorialità ed eliminare il principale elemento di discriminazione della donna sul mercato del lavoro.In commissione LavoroDa parte sua, il presidente della commissione Lavoro della Camera, Walter Rizzetto (FdI) assicura che c’è «disponibilità ad affrontare in Commissione un discorso nel merito» e che il tema sarà approfondito «nelle prossime settimane» con l’obiettivo di uno sviluppo in Commissione prima della legge di Bilancio. L’esponente di Fratelli d’Italia non nasconde di nutrire sul tema della obbligatorietà «qualche dubbio e riserva». Rileva però che «una ipotesi su cui la Commissione potrebbe ragionare è quello di capire se, rispetto a tempistiche ben inferiori a 5 mesi, si possono trovare modalità, anche in termini di coperture economiche».








