(Vedi ‘Naufragio Cutro, veglia sulla spiaggia…’ delle 9:13)
Sulla spiaggia di
Steccato di Cutro, alla veglia in ricordo del naufragio del 26
febbraio 2023 nel quale morirono 94 persone, c’erano anche
alcuni familiari delle vittime giunti dalla Germania. Per tutti
ha parlato Farzaneh Maliki. Il suo è stato un atto di accusa
all’Europa e all’Italia: “Quando si sceglie di non salvare
possiamo dire che ciò che accade non è più naturale, ma è il
risultato di una precisa scelta politica. Questo mare, però, non
era solo acqua, è diventato un muro tra indifferenza e
responsabilità”.
La donna ha ricordato di aver perso nel naufragio “mio
fratello, sua moglie e i suoi tre bambini” ribadendo le
motivazioni di quella traversata: “Non era una vacanza, era una
necessità, fuggire per poter sopravvivere, avere una chance di
vita. Erano partiti con un sogno di speranza, vivere in
sicurezza e in pace”.
“La mia famiglia non aveva altra scelta e non è partita per
mancanza di responsabilità” ha detto Farzaneh precisando:
“Nessuna famiglia vorrebbe mai essere costretta ad abbandonare i
propri figli nelle onde”. La donna ha quindi ribadito l’amara
realtà di quelle ore notturne: “Quando l’aiuto arriva in
ritardo, a volte, non è più aiuto. È solo il conteggio delle
vite perdute, è solo un gesto disperato”. Da qui la definizione
di quanto accaduto sulla spiaggia di Steccato: “Non lo chiamiamo
un incidente, ma crimine umano. Perché quando si può salvare e
non si salva, quando si può decidere e non si decide, siamo
responsabili. Oggi non sono qui solo per piangere, sono qui per
urlare. La vita umana non è uno strumento politico. Nessun
confine e nessuna frontiera valgono più della vita di una
persona. È un abisso in cui è caduto il vostro Paese,
accompagnato da un cinismo che ci ha fatto scoprire quanto la
vita umana conti poco”.
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