Un presunto giro di fatture false,
emesse per operazioni inesistenti con un unico obiettivo:
evadere le tasse. Ne sono convinti i finanzieri della compagnia
di Trani che hanno denunciato tre persone, tra cui un consulente
del lavoro, per frode fiscale. Sotto sequestro sono finiti 7
immobili e 11 milioni di euro, beni che per il gip del Tribunale
di Trani, sono da confiscare. Sono riconducibili a 23
amministratori di altrettante imprese con sede in diversi comuni
del nord Barese. Le imprese coinvolte nell’inchiesta denominata
Trio, sono complessivamente 36 e tutte avrebbero ottenuto
agevolazioni fiscali attestando maggiori costi attraverso
fatture per operazioni inesistenti e create da società cartiere
per un ammontare complessivo di circa 18 milioni di euro. Dodici
le partite Iva per cui è stata richiesta e ottenuta la chiusura.
Gli accertamenti investigativi, nati da operazioni sospette,
hanno ricostruito che il consulente fiscale indagato avrebbe
gestito false assunzioni di dipendenti in capo alle imprese
cartiere per, sostengono i finanzieri, far apparire operative
strutture aziendali in realtà inesistenti. Un altro indagato,
nel tentativo di rendere inefficace la procedura di riscossione
coattiva da parte dell’Agenzia delle entrate avrebbe usato i
guadagni illecitamente accumulati per l’acquisto di quattro
immobili in provincia di Milano intestandoli a figli e
conoscenti ma riconducibili al suo nucleo famigliare.
Appartamenti di cui il Tribunale di Trani ha disposto il
sequestro. Un altro immobile è stato sequestrato Molfetta (Bari)
al rappresentante legale di una delle società coinvolte nella
frode che per evitare le sanzioni dell’Agenzia delle Entrate
avrebbe deciso di passare dalla comunione alla separazione dei
beni cedendo così alla moglie comproprietaria il suo 50% di
proprietà immobiliare.
I finanzieri hanno scoperto “imprese prive di qualsivoglia
struttura aziendale necessaria per poter realmente erogare i
beni o le prestazioni indicate nelle fatture”, emesse per
“l’ottenimento di un indebito vantaggio d’imposta per le imprese
beneficiarie degli immaginari beni e servizi annotati in
fattura”, spiega una nota della Gdf, in cui si evidenzia che “le
fatture false venivano inizialmente accompagnate da un reale
flusso di denaro, poi rimesso nella disponibilità di chi
emetteva i falsi documenti fiscali e contabili, tramite
prelevamenti o emissione di effetti cambiari e assegni a loro
beneficio”.
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