Accordi strategici tra Roma e Teheran per rilanciare le infrastrutture del gas. Tirelli: «Il futuro energetico si gioca nel Golfo Persico»
Una notizia passata sotto traccia potrebbe riscrivere gli equilibri energetici: la società italiana Serendebity Srl, guidata dal compianto Fulvio Cordaro e Davide Pracchi, è pronta a riattivare un progetto da 500 milioni di dollari per infrastrutture nel Kurdistan iraniano. Il contratto con il governatore di Sanandaj era stato congelato a causa del Covid e della crisi geopolitica, ma ora, grazie al rinnovato dialogo tra imprese italiane e la società statale NIGEC, il piano rinasce. «Abbiamo visto segnali incoraggianti, anche grazie all’interesse di investitori europei e turchi», afferma Pracchi. Una mossa che dimostra come Roma non voglia restare ai margini nella nuova corsa globale all’energia.
Come stanno cambiando le alleanze tra Iran e Arabia Saudita?
Nel 2023 si è verificato un evento storico: una riconciliazione diplomatica tra Iran e Arabia Saudita mediata da Pechino. «Questa tregua può garantire flussi energetici più stabili», spiega Alexandro Maria Tirelli, coordinatore dell’Istituto di politica internazionale e studi geostrategici delle Cpi. «Riad, che guida l’Opec, ha scelto di tagliare la produzione per mantenere alti i prezzi, mentre Teheran, frenata dalle sanzioni, ha intensificato l’export verso Oriente». Il nuovo clima regionale apre spiragli commerciali anche per l’Europa, con l’Italia pronta a rafforzare i legami grazie alla sua diplomazia economica e a partnership strategiche.
Quanto hanno inciso i prezzi energetici sulle famiglie europee?
Il 2022 ha segnato un’impennata dei prezzi del gas, colpendo famiglie e industrie energivore italiane. Nel 2023, però, l’Europa ha respirato grazie a un inverno mite e a una strategia di stoccaggio efficace, che ha fatto crollare il prezzo del metano. La dipendenza da produttori mediorientali come l’Iraq resta però alta, anche a seguito dell’embargo sul petrolio russo. In questo contesto, l’Italia sta cercando alternative e nuove rotte per garantire continuità e convenienza ai propri approvvigionamenti, come dimostrano gli accordi con Algeria e Qatar e il rilancio del dossier iraniano.
Che ruolo può giocare l’Italia nel futuro energetico globale?
In un mondo scosso dalle guerre e dalla corsa all’energia, l’Italia punta sulla diversificazione. La visione di lungo periodo, confermata dai contatti tra NIGEC e operatori italiani durante il Nowrouz, mostra una strategia fondata su cooperazione e resilienza. Progetti come quello guidato da Cordaro e Pracchi, con il sostegno di investitori internazionali tra cui un noto professionista monegasco, dimostrano che anche in contesti complessi, l’Italia sa giocare le sue carte. E guarda al Ministero degli Esteri per consolidare la propria posizione nello scacchiere energetico globale.









