“Una sentenza storica
ottenuta da questa amministrazione”. Così il presidente
dell’Argentina, Javier Milei, ha festeggiato la decisione della
Corte d’appello di Manhattan nella causa sulla statizzazione
della compagnia petrolifera Ypf che accoglie il ricorso
presentato dallo Stato argentino contro la sentenza di primo
grado che condannava l’Argentina a un risarcimento di 16
miliardi.
“Quello che sembrava impossibile lo abbiamo reso possibile”
ha aggiunto Milei, che con questa sentenza, oltre a scongiurare
l’obbligo di pagare una somma che rischiava di mettere in
ginocchio il suo programma di ripresa economica, mira a
incassare adesso anche un importante reddito politico.
Sull’attribuzione dei meriti e delle responsabilità si è
tuttavia scatenata una forte polemica tra maggioranza e
opposizione. La sentenza riconosce di fatto l’argomento sempre
sostenuto dal governo dell’ex presidente Cristina Kirchner
(sotto il quale si portò avanti la statizzazione nel 2013) che
la legge argentina era superiore allo statuto della compagnia e
che pertanto l’espropriazione era stata portata avanti in modo
legale e con il sostegno del Parlamento.
In un post su X l’ex presidente Kirchner – agli arresti
domiciliari per una condanna a sei anni per corruzione – afferma
che oggi “risulta evidente che la decisione politica di
recuperare Ypf e la nostra sovranità energetica è stata
strategica per il Paese (…) con lo sviluppo di Vaca Muerta, a
partire dal 2012, oggi possiamo affermare con orgoglio che
l’Argentina ha un surplus di miliardi di dollari nel bilancio
energetico”.
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