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Mps, Comana (Luiss): “Strada in salita per Lovaglio, sulla doppia Ops pesano lacci regolamentari”

di Redazione Corriere Economia
20/08/2026
in Finanza
Mps, Comana (Luiss): “Strada in salita per Lovaglio, sulla doppia Ops pesano lacci regolamentari”

La doppia Ops ipotizzata da Luigi Lovaglio su Banco Bpm e Banca Generali convince poco il mercato e solleva più interrogativi che certezze. A partire dal nodo regolamentare: “La Bce dovrebbe autorizzare un’operazione inedita, dal perimetro ancora incerto”, dice in un’intervista all’AdnKronos Mario Comana, professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari all’Università Luiss. E poi ci sono gli azionisti: saranno loro, e non il ceo di Mps, a decidere il destino delle operazioni. Sullo sfondo resta la partita su Generali, dove il 12% detenuto da Mps potrebbe diventare una leva delicatissima.

Professore, il mercato sembra non apprezzare l’ipotesi allo studio di Lovaglio: la doppia Ops su Banco Bpm e Mps

“Sono molto scettico sulle due operazioni. Su Banco Bpm non si capisce perché i francesi di Credit, che non hanno gradito l’ipotesi della fusione, adesso dovrebbero aderire all’Ops. Riguardo Banca Generali si fanno i conti senza l’oste: quando Mediobanca provò a prendere Banca Generali, il Leone di Trieste lo considerò un asset strategico di cui non privarsi. Non si capisce perché dovrebbe cambiare idea adesso”

Dal punto di vista regolamentare?

“Occorrono le autorizzazioni della Banca centrale: Mps l’ha avuta per l’operazione su Mediobanca. Non è così scontato che le riceverebbero in questa forma inconsueta della doppia Ops. Ci sarebbe un rischio di indeterminatezza, la vigilanza si troverebbe a dare l’autorizzazione ad un potenziale soggetto che alla fine non si sa che cosa sarebbe. Senza dimenticare che esistono le regole sulla passivity rule per cui dovrebbero passare in assemblea straordinaria”

Quale potrebbe essere la risposta dei soci?

“Occorre capire come si muoveranno i fondi. C’è l’incognita di Delfin, ma difficile che si metta contro l’offerta di Intesa. Ma alla fine sono loro, gli azionisti, che devono decidere: non Lovaglio. Le regole della passivity rule servono anche per garantire questo meccanismo di trasparenza. Ammiro l’atteggiamento pugnace di Lovaglio, ma ci sono una serie di asimmetrie che vale la pena evidenziare: oggi Lovaglio dice che l’identità di Mps è un valore, quella di Mediobanca non lo era? Prima Lovaglio parlava di primato del mercato, adesso non decide più il mercato?”

Come potrebbe Lovaglio utilizzare la leva strategica del 12% che ha in Generali?

“Tecnicamente bisogna capire cosa si intenda per “utilizzare” la partecipazione in Generali. Lovaglio potrebbe certamente valorizzare il 12% detenuto in Generali, ma per farne cosa? Venderlo? E chi sarebbe disposto ad acquistarlo? Oppure utilizzarlo come leva nell’ambito delle due operazioni? Potrebbe servire a convincere un singolo socio ad acquisire il consenso necessario per un’operazione, ma anche in questo caso si tratterebbe di una mossa piuttosto delicata, perché altererebbe le condizioni del confronto tra gli azionisti. Inoltre, un’operazione di questo tipo avrebbe natura straordinaria e, a seconda della struttura, potrebbe richiedere il passaggio in assemblea. Nel frattempo, però, il “tic tac” dell’operazione su Banca Intesa continua a scorrere. È quindi difficile pensare che una leva di questo genere possa essere utilizzata senza considerare tempi, autorizzazioni e soprattutto gli equilibri tra i diversi soci coinvolti”.

Dopo la vicenda di Mps, ci saranno altre operazioni di consolidamento? 
“Io credo che già la concentrazione si sia spinta anche troppo in là, tant’è che quando uno compra un’altra banca ne deve staccare un pezzo perché altrimenti incorre nell’antitrust. Il che è proprio testimonia che la concentrazione del sistema bancario italiano è già molto alta. Questo mito che le banche devono crescere per essere efficienti è una cosa che si diceva all’inizio degli anni 2000 ma è passata”.

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