Frutteti, uliveti, vigneti gestiti in
maniera sostenibile ma anche recuperi legnosi: un patrimonio in
Italia dal quale trarre nuovi introiti per gli agricoltori.
Parte infatti il mercato della cattura della CO2 applicato alle
imprese agricole. Un mercato che vale da 20-30 euro a tonnellata
di anidride carbonica catturata per iniziare, con una proiezione
stimata fino a 200 euro a tonnellata.
“Risorse fresche per chi lavora i campi e aderisce al mercato
dei crediti di carbonio, aggiuntive, e questo è importante
dirlo, alle risorse previste dalla Politica Agricola Comune”. A
spiegarlo è Riccardo Valentini, ordinario all’Università della
Tuscia (Vt) e vincitore del Nobel per la Pace nel 2007 con
l’Ipcc, il panel internazionale sui cambiamenti climatici.
Proprio l’Ateneo ha organizzato il Master universitario di
secondo livello sul Carbon Farming, “il primo in Italia e tra i
primi a livello internazionale”, dice Valentini all’ANSA. Il
Master dà diritto a 60 crediti formativi e parte a marzo. A
coordinarlo Virgilio Maretto. La presentazione il 18 febbraio a
Roma, alla sede dell’Inail, alla presenza, tra gli altri, del
presidente Inail, Fabrizio D’Ascenzo, della Rettrice
dell’Università della Tuscia, Tiziana Laureti, e del presidente
del Conaf (Consiglio Nazionale Agronomi e Forestali), Mauro
Uniformi. Il corso è dedicato sia agli imprenditori agricoli che
lavorano alla cattura della CO2 sia a chi compra i crediti.
Questo a pochi giorni dalla pubblicazione delle prime
metodologie di certificazione da parte dell’UE. “Per la prima
volta nell’ambito del sistema dei crediti di carbonio –
sottolinea Valentini – c’è una certificazione validata da
un’Istituzione come l’Unione Europea che mette il bollino sulla
qualità dei crediti certificati”. Un mercato dove entrano
industrie e attività in genere a cui servono i crediti per
compensare la CO2 ma che, riferisce Valentini, potrà coinvolgere
l’agroindustria italiana che avrà l’opportunità di valorizzare e
remunerare chi ha adottato pratiche sempre più sostenibili come
quelle elegibili per il carbon farming “creando così un circolo
virtuoso a vantaggio dei consumatori e del clima”.
In Italia sono stati realizzati alcuni progetti pilota,
riferisce ancora Valentini anticipando i temi del dibattito su
‘Carbon Farming in Europa, alle radici di una nuova
professione’, in Emilia Romagna, a Viterbo e in Puglia con nuovi
frutteti gestiti in maniera sostenibile e monitorati con le
tecnologie e si è registrata una capacità di cattura fino a 30
kg di CO2 a pianta all’anno a cui si possono sommare anche i
benefici derivanti dall’ assorbimento di carbonio nel suolo.
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