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Prosegue la corsa di petrolio e gas. QatarEnergy interrompe la produzione di gnl

di Redazione Corriere Economia
02/03/2026
in Mondo economia
Prosegue la corsa di petrolio e gas. QatarEnergy interrompe la produzione di gnl

QatarEnergy ha dichiarato di aver interrotto la produzione di gas naturale liquefatto e prodotti correlati dopo gli attacchi militari ai suoi impianti operativi a Ras Laffan, dove esiste il più grande impianto al mondo e Mesaieed. Lo riporta Bloomberg citando un comunicato della società.
Il ministero della Difesa del Qatar ha dichiarato che uno dei droni ha preso di mira un impianto della QatarEnergy a Ras Laffan. L’azienda non ha specificato per quanto tempo durerà la sospensione.
Prosegue la corsa delle materie prime mentre si guarda agli sviluppi in Medio Oriente. L’attenzione si concentra sulle decisioni per la chiusura dello stretto di Hormuz dove transitano le navi che trasportano petrolio e gas.
Sul fronte del greggio il Wti registra un aumento del 7,1% a 71,79 dollari al barile. Sale anche il Brent che raggiunto i 78,12 dollari (+7,2%). Il prezzo del gas accelera ancora e vola sopra i 40 euro al megawattora, ai massimi da febbraio del 2025. Ad Amsterdam le quotazioni registrano un balzo del 36% a 43,80 euro al megawattora. Corre anche sulla piazza di Londra, con un rialzo del 37,7% a 109,24 penny per unità termina britannica (Btu). 
 Riduce il rialzo il prezzo dell’oro. Le quotazioni salgono dello 0,1% a 5.395 dollari l’oncia. Gira in calo l’argento che cede lo 0,2% a 95,04 dollari l’oncia. 

Per approfondire Agenzia ANSA Codacons: a rischio anche le bollette del gas e i prezzi dei prodotti trasportati – Notizie – Ansa.it Dalla crisi in Medio Oriente effetti sui consumatori italiani, si rischia una nuova stangata (ANSA)

Deciso rialzo dei prezzi dei carburanti, con nuovi aumenti sui listini dei prezzi consigliati dei maggiori marchi. Il gasolio è al livello più alto dal 28 febbraio 2025. È quanto emerge dalla rilevazione di Staffetta Quotidiana che precisa tuttavia che “è solo l’inizio”: gli aumenti non tengono infatti conto del balzo delle quotazioni petrolifere dopo l’attacco all’Iran, quindi “gli effetti sui prezzi alla pompa si vedranno a partire da domani”. In particolare, il diesel self service è a 1,728 euro/litro (+8 millesimi) e il diesel servito a 1,865 euro/litro (+7).

Per approfondire Agenzia ANSA Lo Stretto di Hormuz è chiuso: perché è determinante per il petrolio e chi ci perde di più ora – Notizie – Ansa.it Da sempre usato dall’Iran come merce di scambio nello scacchiere geopolitico, oggetto di ripetute minacce (ANSA)

Preoccupazione da parte degli analisti per i prezzi del gas naturale europeo, che potrebbero più che raddoppiare se il trasporto attraverso lo Stretto di Hormuz venisse interrotto per un mese, in particolare secondo Goldman Sachs. Gli indici di riferimento in Europa e in Asia non hanno quasi scontato i premi di rischio associati all’Iran, scrivono gli analisti in un report. Circa un quinto del gas naturale liquefatto mondiale, proveniente principalmente dal Qatar, transita attraverso questo punto nevralgico e un blocco di un mese potrebbe far aumentare i prezzi europei e quelli spot del gas naturale liquefatto asiatico del 130% fino a 25 dollari per milione di unità termiche britanniche, sintetizza Bloomberg sulla base dei calcoli di Goldman Sachs.

Per approfondire Agenzia ANSA Navi bloccate a Hormuz, allarme petrolio e commercio mondiale – Notizie – Ansa.it Cargo costretti ad evitare lo stretto. Greggio verso 100 dollari malgrado mosse Opec (ANSA)

Tuttavia, secondo gli analisti, l’impatto sul gas naturale statunitense sarebbe probabilmente limitato. Gli Usa sono un grande esportatore netto di questo combustibile super raffreddato, mentre gli impianti di liquefazione operano tipicamente a pieno regime, lasciando loro poco margine per aumentare le spedizioni. 

Analisti: ‘petrolio a 100 dollari con una crisi prolungata in Medio Oriente’

La crisi in Medio Oriente alza il rischio di vedere il petrolio a 90-100 dollari, nel caso in cui il conflitto con l’Iran durasse più di un mese. “Un petrolio su questi livelli rappresenta il principale problema macroeconomico. Se si arrivasse davvero a 90 o 100 dollari, con alcune proiezioni che parlano addirittura di 120 o 130 dollari, l’impatto su economia e inflazione sarebbe significativo, con inevitabili conseguenze sulle scelte delle banche centrali”, è la sintesi di Filippo Diodovich, senior market Strategist di IG Italia.
“Nel breve termine, ci aspettiamo che i prezzi del petrolio continuino a salire insieme all’oro e che il dollaro statunitense rimanga piuttosto forte. A seconda della durata del conflitto militare, questo potrebbe esercitare una certa pressione al rialzo sull’inflazione negli Stati Uniti”, spiega. Kristina Hooper, chief market strategist di Man Group.
“I mercati stanno ri-prezzando il rischio, ma non stanno ancora scontando una rottura sistemica. Il discrimine resta uno: la continuità dei flussi energetici. Finché Hormuz resterà operativo, anche sotto pressione, vedremo volatilità. Se il passaggio si fermasse davvero, cambierebbe il regime”, rileva Giacomo Calef, country head Italia, NS Partners. “Le prossime 24-72 ore saranno determinanti per capire se il conflitto stia cercando un ‘tetto’ o stia scivolando verso un confronto prolungato”, secondo Thomas Mucha, geopolitical strategist di Wellington Management. 

Arabia Saudita: ‘Chiusa importante raffineria Ras Tanura dopo l’attacco con un drone’

La raffineria di petrolio di Ras Tanura, in Arabia Saudita, è stata attaccata stamattina da un drone: lo ha annunciato il ministero della Difesa del Paese. Le autorità hanno abbattuto il velivolo in avvicinamento e non sono stati segnalati feriti. L’annuncio segue un precedente rapporto di Bloomberg secondo cui la compagnia petrolifera statale saudita Aramco aveva sospeso le operazioni presso la raffineria di Ras Tanura dopo un attacco con un drone nella zona. Il complesso di Ras Tanura ospita una delle più grandi raffinerie del Medio Oriente, con una capacità di 550.000 barili al giorno. 

Dai club assicurativi stop alla copertura dei rischi di guerra nel Golfo

Più della metà dei maggiori club assicurativi marittimi mondiali cesserà di coprire i rischi di guerra per le navi che entrano nel Golfo Persico a partire da giovedì. Dalla mezzanotte del 5 marzo, ora di Londra, la copertura dei rischi di guerra sarà automaticamente interrotta se le navi entreranno nel Golfo Persico, in specifiche acque adiacenti o nelle acque iraniane, secondo quanto riporta Bloomberg.
La notizia è stata diffusa da sette dei dodici membri dell’International Group of Protection and Indemnity Club. La decisione riguarda solo i rischi di guerra, mentre gli altri termini della copertura rimangono invariati.
La copertura dei rischi di guerra è un’assicurazione specializzata che protegge gli armatori e i noleggiatori dai danni causati da terzi derivanti da guerra, terrorismo e pirateria, tra gli altri. L’eliminazione dell’ assicurazione probabilmente ridurrà la propensione al rischio di coloro che intendono caricare merci dal Golfo Persico.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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