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Ucraina, Zelensky: “Un mese e mezzo per riparare oleodotto Druzhba”

di Redazione Corriere Economia
17/03/2026
in Esteri
Ucraina, Zelensky: “Un mese e mezzo per riparare oleodotto Druzhba”

L’Ucraina sta lavorando ad un “bypass” dell’oleodotto Druzhba, danneggiato da un attacco russo, e prevede di ripristinarne il funzionamento entro “un mese e mezzo”, sempre che Mosca non lo bombardi di nuovo. Lo scrive il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in una lettera ai due presidenti dell’Ue, Antonio Costa e Ursula von der Leyen.

I danni, spiega, “sono più gravi” rispetto ai bombardamenti precedenti, “perché l’oleodotto principale opera come un unico sistema continuo e la completa interruzione della stazione di pompaggio chiave ne compromette il funzionamento. Senza il funzionamento della stazione di pompaggio di Brody, è tecnicamente impossibile mantenere la pressione operativa richiesta nel sistema di oleodotti e garantire il transito sicuro del petrolio”.
Inoltre, prosegue Zelensky, “al fine di ripristinare tecnicamente la capacità di pompaggio del petrolio il più rapidamente possibile, stiamo lavorando a una soluzione tecnica alternativa fin dai primi giorni successivi all’attacco. I lavori di riparazione della soluzione di bypass sono quasi completi. Prevediamo che entro circa un mese e mezzo – continua – la stazione di pompaggio di Brody ripristinerà la sua funzionalità. Questo garantirà il pieno ripristino dei flussi, ovviamente in assenza di ulteriori attacchi da parte della Russia”.
Zelensky, ‘chiederò ad ad Naftogas di contattare vostro ambasciatore’Le valutazioni tecniche preliminari, continua Zelensky, “indicano che il serbatoio di petrolio danneggiato non può essere riparato. L’Ucraina sta quindi valutando la costruzione di infrastrutture di stoccaggio sotterranee come soluzione a lungo termine e più sostenibile. In questo contesto, accolgo con favore e accetto la vostra offerta del necessario supporto tecnico e dei finanziamenti per poter completare i lavori di riparazione e per esplorare soluzioni sostenibili a lungo termine”.
A questo proposito, promette Zelensky, “chiederò all’amministratore delegato di Naftogas di mettersi in contatto con l’ambasciatore dell’Unione Europea per dare seguito a questa iniziativa. Vorrei sottolineare che, nonostante i ripetuti attacchi di massa contro le infrastrutture degli oleodotti, l’Ucraina rimane in grado di offrire rotte alternative per il transito di petrolio greggio non russo verso i Paesi dell’Europa Centrale e Orientale”.
Il presidente ucraino rimarca infine “l’importanza di attuare la decisione dell’Ue di eliminare completamente le importazioni di petrolio russo nell’ambito dell’iniziativa RePowerEu entro la fine del 2027. Questo rappresenterebbe un passo decisivo verso il rafforzamento dell’indipendenza energetica dell’Unione Europea e l’eliminazione delle vulnerabilità associate all’uso dell’energia come arma da parte della Russia”.L’oleodotto, costruito dall’Urss per rifornire i Paesi del Comecon di greggio russo, è stato danneggiato da un bombardamento russo alla fine di gennaio, che ha causato l’interruzione delle forniture a Ungheria e Slovacchia, due Paesi Ue tuttora pesantemente dipendenti dall’import di greggio dalla Russia.
Budapest e Bratislava hanno bloccato sia il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia che il prestito da 90 miliardi di euro per il 2026-27 all’Ucraina, come ritorsione, accusando l’Ucraina di rifiutare di riparare l’infrastruttura, al fine di influenzare l’esito delle prossime elezioni politiche in Ungheria, nelle quali il premier uscente Viktor Orban si gioca molto. Le sanzioni e il prestito sono tuttora bloccati dal veto di Ungheria e Slovacchia.
Il Consiglio Europeo di dopodomani tenterà di sbloccare almeno il prestito da 90 miliardi: è impossibile aggirare il veto di Bratislava e Budapest, perché il prestito richiede una modifica del regolamento sul quadro finanziario pluriennale dell’Ue, per il quale è indispensabile l’unanimità dei 27, anche se il prestito verrà effettuato a 24, con una cooperazione rafforzata che, oltre ai due Paesi che bloccano, esclude anche la Repubblica Ceca.

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