Non ci sarà alcun processo per
diffamazione aggravata davanti al Tribunale di Potenza a carico
del senatore Matteo Renzi, leader di Italia Viva, querelato
dall’ex capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria
Francesco Basentini per le affermazioni fatte dall’ex premier
nel corso della trasmissione tv ‘Non è L’arena’ del 29 maggio
2022. Lo ha deciso la Corte Costituzionale che ha respinto il
conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal
Tribunale di Potenza nei confronti della deliberazione del
Senato del sette maggio 2024 con la quale erano state dichiarate
insindacabili alcune dichiarazioni rese da Renzi durante il
programma condotto da Massimo Giletti. In particolare, Renzi
aveva criticato la gestione delle carceri durante la pandemia,
con numerose scarcerazioni, e la nomina dello stesso Basentini,
fatta dall’allora Guardasigilli di M5s Alfonso Bonafede, dopo
l’indagine potentina ‘Tempa Rossa’ nella quale – aveva detto
Renzi riferendosi al magistrato -“partendo da una presunta
ipotesi di reato è stato protagonista di un buco nell’acqua e
come premio è andato al Dap”. La Consulta ha condiviso la
deliberazione di Palazzo Madama in base alla quale le parole
espresse da Renzi “costituiscono opinioni espresse da un
parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni, ai sensi
dell’articolo 68, primo comma, della Costituzione”.
Il Senato, su richiesta del senatore Renzi, aveva dichiarato
la insindacabilità delle opinioni da lui espresse, ritenendo che
le stesse trovassero copertura in quanto affermato dallo stesso
Renzi il 20 maggio 2020 nel corso della discussione parlamentare
sulle mozioni di sfiducia individuale proposte nei confronti del
Ministro della giustizia dell’epoca Bonafede.
Il Tribunale di Potenza ha contestato questa decisione,
ritenendo che tra le dichiarazioni fatte da Renzi in sede
parlamentare, e le affermazioni rilasciate nel corso di ‘Non è
L’Arena’ in epoca successiva, non fosse ravvisabile quella
corrispondenza di contenuto che, nella giurisprudenza della
Corte costituzionale, consente di ritenere le opinioni espresse
al di fuori del Parlamento insindacabili ai sensi dell’articolo
68, primo comma, della Costituzione.
La Consulta ha dichiarato non fondato il ricorso del
Tribunale di Potenza in quanto tutte le dichiarazioni di Renzi,
concernenti la nomina di Basentini a capo del Dap, la gestione
delle carceri nel periodo della pandemia e la conduzione di una
inchiesta da parte del medesimo magistrato, considerate nel loro
complesso, “devono ritenersi riconducibili alla funzione di
indirizzo e controllo del Governo, e in particolare del singolo
ministro; funzione che appartiene al Parlamento e a ogni suo
componente”.
La Corte Costituzionale ha infine ritenuto le medesime
dichiarazioni “espressive della funzione di informazione nei
confronti dell’elettorato e di assunzione di responsabilità
politica per le scelte compiute, anch’essa propria del mandato
parlamentare ai sensi dell’articolo 67 della Costituzione, che
della prerogativa dell’insindacabilità delle opinioni
costituisce il fondamento primo e il limite”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA








