Ascolta la versione audio dell’articoloQuando si parla di Pierre Cardin (e si hanno più di quarant’anni o una solida cultura visiva), non si parla semplicemente di fashion. Le immagini che quel nome evoca rimandano immediatamente alla cultura pop con cui siamo cresciuti. Cardin ha vestito i Beatles (l’iconica collarless jacket, 1963), ha ispirato Kubrick, rendendo fashion la corsa allo Spazio. E, coprendole, ha contribuito a scoprire e definire il talento delle dive di almeno tre decenni, da Liz Taylor ad Anna Magnani, da Brigitte Bardot fino a Madonna, che nel 2023 si è presentata in pubblico con i celebri occhiali retrofuturisti dello stilista. Per altri, Pierre Cardin resta “quello delle mutande al mercato”: anch’esse, va ricordato, una grande invenzione. Cardin è stato infatti tra i primi a ingegnerizzare il modello del franchising su licenza (oltre 800 in 140 Paesi), dopo aver letteralmente inventato il prêt-à-porter. Perché Cardin, oltre che grande sarto – primo della Maison Dior – è stato soprattutto un imprenditore visionario. E, prima ancora, un designer nel senso pieno del termine: un disegnatore di mondi, di forme, di immaginari. Non ha mai progettato solo abiti, ma sistemi simbolici: architetture portabili, ipotesi di futuro, dispositivi di senso, come se la moda fosse una branca laterale dell’urbanistica o della fantascienza.Il veneziano e culturalmente cattolicissimo Cardin esprimeva un rigore che non guardava al passato, ma cercava una via del tutto nuova: un’avanguardia fuori tempo massimo, nel pieno del boom economico degli anni Cinquanta, quando il futuro sembrava ancora una promessa collettiva e non un problema da gestire. Oggi, il presente e il futuro della Maison – che conserva asset nell’immobiliare, nell’arte e nella ristorazione – sono nelle mani del pronipote Rodrigo Basilicati Cardin. Una responsabilità non semplice: rilanciare un brand storicizzato, in parte paradossalmente indebolito proprio dal modello delle licenze che ne aveva decretato il successo globale, e ormai distante dalle nuove tensioni tra prêt-à-porter, sostenibilità ed esclusività.Loading…(Photo credit : Pierre Cardin evolution)Ad Atene il Pierre Cardin Young Designers AwardIl rilancio passa da due mosse che, nel mondo spesso paludato della moda, suonano come possibili rivoluzioni. La prima è il Pierre Cardin Young Designers Award, concorso internazionale rivolto a giovani designer, creativi e stilisti, che riporta il talento fuori dai salotti e dagli atelier autoreferenziali. Tra i tredici finalisti – tutti vincitori – figurano cinque italiani, formatisi tra Accademie di Moda, Belle Arti e Marangoni: un segnale incoraggiante, che racconta una formazione tornata a coltivare progetto e rischio, più che sola comunicazione. A fine 2025, al Christmas Theatre di Atene, ex struttura olimpica riconvertita, la premiazione è stata affiancata da Dance of Galaxies, performance multidisciplinare realizzata con la consulenza dell’astrofisico David Elbaz. Una sorta di wunderkammer contemporanea tra arte e scienza, in memoria di Pierre Cardin, scritta e diretta da Patrick Dedole, con coreografie di Massimiliano Volpini e Philippe Kratz. Al centro della scena Roberto Bolle, Tatiana Melnik e Danielle Allouma, accompagnati dal Nuovo Balletto della Toscana.La vocazione scientifica e tecnica non è un vezzo. Rodrigo Basilicati Cardin è un ingegnere, con un passato nella ricerca spaziale. Un dato tutt’altro che marginale, se si considera che, al termine della performance, sono state presentate quattro collezioni realizzate anche con materiali aerospaziali recuperati da “avanzi” di missioni spaziali e lanci satellitari. Lo Spazio ritorna così al centro dell’estetica cardiniana non come décor, ma come metodo: progettare l’abito come si progetta un ambiente estremo.Dal retrofuturismo ai materiali spazialiLa seconda mossa è forse la più radicale. Presentata a Parigi, nella sede storica della Maison, con un défilé atipico, la nuova collezione introduce un principio quasi ingegneristico dell’abito. Cinquantanove modelli – come il numero-indirizzo diventato cifra simbolica della Maison – costruiti a partire da una “seconda pelle” in un materiale tecnico europeo capace di regolare lo scambio termico in ogni stagione. Su questa base viene applicato l’abito vero e proprio, fissato tramite magneti.





