E’ slittata al 17 marzo l’udienza
fissata per domani mattina, lunedì 9 marzo, davanti al Tribunale
del Riesame di Milano per discutere la richiesta di arresti
domiciliari avanzata dalla difesa di Carmelo Cinturrino,
l’assistente capo di polizia in carcere per l’omicidio di
Abderrahim Mansouri, ucciso nel boschetto di Rogoredo lo scorso
26 gennaio durante un controllo antidroga.
A chiedere e ottenere il rinvio sono stati gli avvocati Marco
Bianucci e Davide Giugno, legali da poco nominati dal poliziotto
al posto di Piero Porciani, in quanto hanno bisogno di più tempo
per completare alcuni approfondimenti in merito alla
ricostruzione del delitto e per leggere con attenzione le carte
depositate dalla Procura che sono le stesse allegate alla misura
cautelare disposta, su richiesta del pubblico ministero, dal gip
Domenico Santoro lo scorso 25 febbraio. Gli avvocati, è stato
riferito, hanno avuto il via libera all’accesso agli atti del
fascicolo solo giovedì scorso e venerdì, giorno in cui
fisicamente avrebbero potuto recarsi in cancelleria, non hanno
potuto entrare al palazzo di Giustizia per via dell’allarme
bomba.
L’agente, ora a San Vittore, ha sempre respinto l’accusa di
omicidio sostenendo si sia trattato di legittima difesa. Inoltre
ha negato di aver tenuto comportamenti illeciti durante le
operazioni anti spaccio da lui effettuate durante il servizio al
commissariato di viale Mecenate, nella zona tra Corvetto e
Rogoredo. Operazioni, una decina di casi di presunti richieste
di ‘pizzo’ e pestaggi, su cui il pm Giovanni Tarzia e il
procuratore Marcello Viola stanno indagando dopo le denunce dei
colleghi di Cinturrino, di spacciatori, di tossici e di altre
persone e alle quali si stanno cercando i riscontri.
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