Quando il nazismo imperversava in
Europa e infuriava la condanna dell’astrattismo come arte
“degenerata”, fu lei, Gabriele Münter, a mettere in salvo le sue
opere d’arte, quelle di Vassily Kandinskij e degli altri membri
del Der Blaue Reiter.
Nascose nella sua casa di Murnau oltre 80 dipinti di
Kandinskij e centinaia di opere del gruppo Der Blaue Reiter,
salvandole dalla confisca e dalla distruzione.
Poi in occasione del suo ottantesimo compleanno donò alla
Städtische Galerie im Lenbachhaus di Monaco di Baviera la sua
intera collezione tra cui, oltre ai dipinti a olio di
Kandinskij, i circa 330 acquerelli, disegni, stampe, taccuini di
schizzi e dipinti su vetro. Un gesto che non bastò a riaccendere
come dovuto una luce sul suo profilo di artista, oltre che, per
lungo tempo, di compagna di vita del pittore russo. Ora, dopo i,
seppur tardivi, riconoscimenti a livello internazionale, anche
la mostra di Roma su Vassily Kandinsky le riserva invece una
sezione dedicata.
Münter è finalmente riconosciuta oggi fra le protagoniste della
modernità artistica europea. Nonostante la condivisione di
riflessioni, viaggi e studi con Kandinsky, elaborò una sua
personale ricerca, caratterizzata dalla semplificazione delle
forme, dall’intensità del colore e da un costante legame con la
figurazione. Dopo gli anni di formazione, lei che era una
rampolla dell’alta borghesia tedesca, incitata dalla famiglia a
studiare arte, viaggiare e vivere libera e indipendente,
partecipò in prima persona alle esperienze d’avanguardia
artistica dei primi anni del Novecento. I viaggi in Europa e
negli Stati Uniti, insieme alla pratica della fotografia,
dell’incisione e delle arti decorative, ampliarono
progressivamente il suo orizzonte visivo. Ma fu nella sua casa
di Murnau, dove a partire dal 1911 si svolgerà gran parte
dell’avventura del Blaue Reiter, che il suo linguaggio pittorico
trovò la sua
strada: tra contorni marcati e colori vividi applicati con mano
decisa che strutturano e trasfigurano paesaggi montani, spazi
domestici, nature morte e ritratti dei suoi cari. In mostra a
Roma si possono vedere, tra l’altro, i suoi olii “Via del paese
blu”; “Viale di fronte alla montagna” e soprattutto la “Lotta
con il drago (Drachenkampf del 1913) ispirata alla lotta di San
Giorgio che, da parte degli artisti nell’avanguardia dei primi
decenni del Novecento, rappresentava un’allegoria alla loro
battaglia per l’affermazione di una nuova concezione dell’arte:
un’evocazione simbolica della resistenza e delle sfide
affrontate da lei, da Kandinsky e dagli artisti della Blaue
Reiter.
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