Sono 13 gli itinerari turistici
religiosi che porteranno i visitatori alla scoperta di donne
impavide e rivoluzionarie che, nei secoli, hanno esercitato
l’autorità come responsabilità, servizio e attenzione al bene
comune, lasciando un’importante eredità nel tessuto sociale e
culturale della città. Ad offrire questa possibilità è la
seconda edizione di ‘Destinazione donna: itinerari femminili a
Napoli’, iniziativa ideato, sostenuto e promosso
dall’assessorato al Turismo del Comune di Napoli in
collaborazione con l’Arcidiocesi di Napoli.
I percorsi, completamente gratuiti ma con prenotazione
obbligatoria su Eventbrite, racconteranno regine, fondatrici,
educatrici e protagoniste della vita civile e religiosa e di una
Napoli in cui il potere femminile si è tradotto in cura delle
persone, della memoria, della città.
“Questo progetto sta diventando una rassegna di successo – ha
detto l’assessora Teresa Armato – e sta crescendo sia nelle
presenze, lo scorso anno sono state 4.500, che nei contenuti.
Quest’anno entriamo in un argomento sempre complesso, sempre
difficile da esplorare: il potere e parliamo di potere al
femminile, di un potere declinato attraverso la cura, attraverso
le modalità e le caratteristiche tipo tipiche delle donne anche
quando sono al potere”.
Il programma, che si concluderà il 1 novembre, si articola in
54 appuntamenti in 18 luoghi e prevede, tra gli altri, anche due
visite straordinarie nella Chiesa di Santa Maria di Donnalbina
(23 maggio e 30 ottobre). Diversi anche gli incontri musicali
che prenderanno il via il 23 maggio. “Credo che in questo
momento, dove il rischio è che una riflessione culturale vada in
disuso rispetto alla tecnoscienza, dove l’efficienza diventa
l’unica parola d’ordine, l’apporto del versante femminile per la
cura, per le relazioni, sia indispensabile per una svolta, un
cambiamento d’epoca – ha sottolineato il vescovo ausiliare,
monsignor Francesco Beneduce -. Credo che sia un valore aggiunto
e anche un’urgenza anche e farei un appello forte alle donne di
utilizzare tutta la cultura, ma di non far mancare il valore
aggiunto della cura nelle relazioni”.
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