(di Lucia Magi)
I cambiamenti climatici hanno
alzato la temperatura sulla Terra. A Berlino sommersi in un
caldo insopportabile, tra sudore, violenza e criminalità. I
ricchi si sono rifugiati sotto una gigantesca cupola
climatizzata, i poveri sopravvivono per strada. Politici
equilibristi cercano di tenere insieme una società sull’orlo del
collasso, insidiati da altri più populisti, drastici e ottusi.
Come se non bastasse, a reggere questo ordine precario, di
nascosto, ci sono i vampiri.
È il mondo di ‘City of Blood’, serie tedesca in otto episodi
che ha debuttato il 16 settembre su Disney+. Creata da Philipp
Kadelbach ed Elena Lyubarskaya e ispirata alla graphic novel
‘Berlinoir’ di Reinhard Kleist e Tobias O. Meissner, racconta
una Berlino distopica attraverso due sorelle, Bea (Lea Drinda) e
Phoebe (Soma Pysall), separate da bambine e cresciute ai due
estremi della società. Bea tra i privilegiati della cupola,
Phoebe per strada. Quando si ritrovano, alla vigilia di
un’elezione cruciale, scoprono una trama occulta in cui il
sangue è diventato la vera moneta di scambio.
“Quello che trovo così bello in questa storia di fantasia è
che ha tantissimi parallelismi con la realtà in cui viviamo”, ha
detto all’ANSA in un’intervista Soma Pysall. “Le voci radicali
diventano sempre più forti perché stiamo attraversando una sorta
di crisi d’identità. Le persone hanno paura, sono insicure e
cercano sicurezza in politici estremisti che danno loro una
sensazione di protezione”.
I vampiri si innestano nel sistema, non sono soltanto una
trovata horror. “È interessante il loro ruolo nella serie perché
portano la Storia dentro di sé. Hanno vissuto per così tante
generazioni da poter vedere questo ciclo ripetersi
continuamente. E la grande domanda è proprio questa: perché
continuiamo a ripetere gli stessi errori? Esiste la possibilità
di immaginare un futuro in cui possiamo coesistere?”.
Il mostro, spiega l’attrice, può diventare la
rappresentazione dell’altro. “Il vampiro può rappresentare anche
i migranti, il modo in cui vengono percepiti: non vogliamo che
entrino, vogliamo costruire muri perché questi mondi non si
incontrino. Ma di fronte al cambiamento climatico i confini non
funzionano: è qualcosa che riguarda il mondo intero e a un certo
punto dovremo lavorare insieme per affrontare la questione e le
sue conseguenze. ‘City of Blood’ riesce a farci riflettere su
tutto questo attraverso la finzione”.
Rispetto a ‘Berlinoir’, ambientato in un futuro rétro che
richiama gli anni Venti e l’ascesa delle dittature, la serie
cambia epoca e scenario, ambientata in un presente dolorosamente
plausibile. “Ma il cuore è lo stesso, affrontiamo gli stessi
temi”, dice Pysall. “Nel fumetto i vampiri sono già al potere;
in ‘City of Blood’ stanno ancora tirando i fili nell’ombra”.
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