“Questa indagine a brevissimo
raggiungerà un obiettivo certo, forse la ragione pratica di un
intervento investigativo soltanto successivo al rogito di
acquisto delle aree. Indipendentemente dall’esito di un
probabile processo, che arriverà con comodo tra anni, gli
investitori si ritireranno, valuteranno se far causa per danni
al Comune e i cittadini di Milano e le sue blasonatissime
squadre di calcio non avranno un nuovo impianto nei tempi
programmati”. Lo scrive in una lunga nota, in cui contesta la
ricostruzione dei media sulla vicenda delle “password dei
telefonini”, l’avvocato Domenico Aiello, difensore di Christian
Malangone, dg del Comune di Milano, uno dei nove indagati
nell’inchiesta per turbativa d’asta e rivelazione del segreto
d’ufficio sulla vendita dello stadio Meazza.
Sul punto delle password non fornite del telefono e del pc,
nel corso delle perquisizioni di due giorni fa, il difensore di
Malangone scrive che “i Finanzieri avrebbero inteso procedere
con una preventiva ispezione massiva della casella di posta
elettronica e soltanto successivamente prelevare quanto di
interesse. Un metodo – spiega il difensore – non corretto”.
Avrebbero voluto, si legge, “prelevare ogni mail, documento
foglio o scritto, in cui risultano contenute le parole ‘Next
Steps’ o ‘Bozza di Delibera’, per ben sette anni di onorato
servizio”. E il verbale di sequestro, dice Aiello, “contiene una
più volte dichiarata disponibilità a consegnare spontaneamente
ogni contenuto riguardante lo ‘Stadio San Siro’, anche i files e
le cartelle contenute nel pc”.
Quella di non fornire in questi casi le password, “per quanto
mi riguarda è l’unica scelta, garantita dalla Costituzione e
sempre possibile, praticata da anni. La sola – prosegue il
difensore – che consiglio ogni volta che il provvedimento di
prelievo intenda conoscere e ispezionare l’intera vita privata e
carriera lavorativa di un cittadino”. Lo è ancora “di più
quando, come nel caso di specie, il provvedimento si palesa come
uno strumento di ricerca di ‘altri’ reati, onnivoro e senza
argini”.
“Ogni indagato è innocente – conclude l’avvocato -. L’uomo,
la
sua storia, la famiglia, gli affetti, meritano sempre, e mai
come in questo caso, rispetto e decoro”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA









