Ascolta la versione audio dell’articoloUna pellicola che unisce divertimento, surrealismo e toni dal sapore noir: “Mio fratello è un vichingo” è uno dei titoli da vedere del weekend in sala, un film capace di mescolare generi e registri in maniera decisamente brillante.Dietro la macchina da presa c’è Anders Thomas Jensen, sceneggiatore di tanti film di Susanne Bier (tra cui “Dopo il matrimonio” e “In un mondo migliore”), oltre che regista di altri lungometraggi interessanti come “Le mele di Adamo”.Loading…L’autore danese racconta, in questo caso, la storia di Anker, un uomo che, dopo aver scontato quindici anni di carcere per una rapina, viene finalmente rilasciato.Con il passato ancora vivo nella mente e il peso del tempo sulle spalle, si mette subito in cerca dell’unica persona che può aiutarlo a chiudere i conti con quella vecchia storia, suo fratello Manfred. È infatti lui l’unico a sapere dove sia nascosto il bottino del colpo che ha condannato Anker alla prigione. Ma qualcosa è cambiato: durante gli anni della detenzione, Manfred ha sviluppato una grave malattia mentale che gli ha fatto perdere la memoria e ora non ricorda più dove si trovi il nascondiglio.È questa la premessa di un film che si trasforma anche in un viaggio simbolico di due fratelli che riattraverseranno i luoghi dell’infanzia e del passato per cercare di ricostruire i loro ricordi, trovandosi ad affrontare anche segreti sepolti e dolori mai affrontati.






