(di Lucia Magi)
Tre grandi Oscar, alti più del
doppio di una persona, troneggiano dove il tappeto rosso svolta
a destra e si immette nel centro commerciale che ospita il Dolby
Theatre, il cinema che domenica accoglierà per la
venticinquesima volta la notte delle stelle degli Academy
Awards. Le imponenti statuette sono ancora avvolte nel
cellophane, mentre una elettricista, in cima a una scala
meccanica, sistema un riflettore sulle loro teste dorate.
Poco più in là un imbianchino ultrasessantenne, alla sua
trentunesima cerimonia, ritocca con un pennellino quasi
invisibile i pannelli di compensato davanti ai quali gli
invitati poseranno per le foto. Un gruppo di operai con le
cinture cariche di attrezzi copre con la moquette rossa un
groviglio di cavi: bisogna evitare che qualcuno inciampi, ma
anche che i fili finiscano sotto gli occhi delle telecamere.
Mancano poche ore all’evento più importante dell’anno per
Hollywood e decine di lavoratori si adoperano perché ogni
dettaglio sia perfetto fino all’ultimo centimetro.
E’ il momento per ritocchi e prove tecniche lungo il percorso
di circa trecento metri che le celebrità percorreranno sotto gli
obiettivi di fotografi e telecamere a partire dalle 23 italiane.
Attorno alla grande tenda che lo sovrasta, coperta da drappeggi
color ocra, curiosi e turisti sbirciano e scattano selfie.
L’ingresso al teatro è presidiato da giornalisti che trasmettono
in diretta nelle lingue più diverse. La trasformazione dell’area
comincia una settimana prima della cerimonia, arrivata
quest’anno alla 98ª edizione: si blocca il traffico su Hollywood
Boulevard, si monta il grande tendone, il mercoledì si stende il
tappeto rosso, il sabato si fanno le prove generali e la
domenica mattina tutta la zona viene chiusa a chiunque non abbia
un accredito appeso al collo.
Più lunga e complessa è la trasformazione dell’interno del
teatro. Otto mesi fa, le scenografe Misty Buckley e Alana
Billingsley hanno iniziato a immaginare il nuovo palco degli
Oscar. Tre mesi fa, le aziende incaricate hanno avviato la
costruzione delle scenografie, mentre tre settimane fa, il team
di produzione ha portato al Dolby oltre 800 riflettori, un
sistema audio su misura e chilometri di cavi in fibra ottica che
corrono sotto il pavimento. A 72 ore dalla diretta, il
co-produttore esecutivo dello show Rob Paine assicura che il
“circo” degli Oscar è finalmente pronto per le telecamere. “Gli
Oscar sono i nonni di tutte le premiazioni – dice al Los Angeles
Times – Bisogna onorare la tradizione, celebrare il cinema e chi
lo fa, ma anche continuare a evolvere per sorprendere il
pubblico a casa”.
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