Il presidente dell’Abi Antonio
Patuelli sottolinea i rischi dello strapotere delle big tech che
“va arginato” e sulla loro minaccia alla classica “tripartizione
dei poteri di Montesquieu, legislativo, esecutivo e
giudiziario”. Nel suo intervento a Palazzo Rasponi a Ravenna al
convegno promosso dal Dipartimento di Scienze Giuridiche del
Campus Universitario di Ravenna, il banchiere spiega i rischi
che “ci vengano rubati i dati, le Big Tech hanno un livello di
potere che va arginato non solo con norme ma anche con
comportamenti. Nei due Stati con più sviluppo dell’Ia, in Cina
la differenza tra i tre poteri è un po’ labile e non c’è nemmeno
distinzione con le loro Big Tech, diventate strumento di
controllo sociale e civile”. “Negli Usa – aggiunge – resta la
Costituzione ma è in atto una potentissima alleanza tra
l’Esecutivo e le Big Tech e questo è un problema grosso perché
le potenzialità delle Big Tech assommate alla loro forza
tecnologica e finanziaria hanno distorto le regole di
Tocqueville nella Democrazia in America. Bisogna isolare le Big
Tech dai tre poteri’.
Oggi – ha proseguito Patuelli – c’è una rivoluzione
tecnologica vera e propria per la quale avremmo bisogno di un
nuovo costituzionalismo, culturale e codificato. In Italia siamo
fortunati: abbiamo una Costituzione forte con una prima parte
che è di carattere etico e programmatico. Molti di questi
articoli sono applicabili all’IA ed al digitale. I reati
commessi nel digitale sono già oggi perseguibili come gli altri,
non c’è esenzione, bisogna orientarci verso una maggiore
consapevolezza ed una maggiore applicazione dei principi della
nostra Costituzione e delle norme di diritto penale. I reati
vanno perseguiti ovunque e sempre’.
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