In quei giorni, prima di essere
uccisa, “non sorrideva più, era molto pensierosa”. Lui aveva
“una relazione da tanti anni con un’altra donna, che doveva
andare a vivere in quella casa al posto di Nataly”. Sono
passaggi di alcune testimonianze rese stamani nel processo,
davanti alla Corte d’Assise di Milano, sul femminicidio di
Jhoanna Nataly Quintanilla Valle, la 40enne uccisa dal compagno,
Pablo Gonzalez Rivas, nella notte tra il 24 e il 25 gennaio 2025
e il cui corpo venne ritrovate oltre un mese dopo in una valigia
gettata nel fiume Adda.
“Il mercoledì precedente all’omicidio lei era molto
distratta, non sorrideva più, era pensierosa e questa cosa aveva
colpito me, ma anche i miei figli”, ha raccontato – rispondendo
alle domande della pm Alessia Menegazzo, titolare delle indagini
dei carabinieri con la collega Letizia Mannella – la datrice di
lavoro di Nataly, che faceva la baby sitter. Tra i vari testi
ascoltati una coppia, anche loro salvadoriani, che frequentava
Rivas e Nataly.
In particolare, un amico di Rivas, rispondendo a varie
contestazioni della pm, ha confermato che un altro amico gli
avrebbe detto: “Pablo, dopo che lei era sparita, è venuto da me
dicendomi che cercava un box per occultare una valigia e poi è
scoppiato a piangere dicendo che aveva ucciso Nataly dopo un
litigio quella sera”. Sempre il teste: “Pablo mi aveva
raccontato che aveva una relazione con un’altra donna che stava
a El Salvador, durava da tanti anni, lei non era mai venuta in
Italia, ma doveva arrivare il 7 marzo. Nataly non sapeva di lei.
Pablo mi ha detto che avevano litigato quella sera e che lui
aveva detto a Nataly che finiva lì la loro relazione, perché
doveva arrivare quell’altra donna”.
Stando alle indagini, la 40enne sarebbe stata picchiata con
violenza e soffocata dal compagno nel loro appartamento in
piazza dei Daini. Rivas, dopo il fermo del 7 febbraio per
omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere, ha
provato a sostenere che si sarebbe trattato di un incidente
avvenuto durante un gioco erotico.
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