“Daniela Santanchè era il dominus e
il bilancio era pieno di pasticci, di fatture da svalutare,
c’era disordine amministrativo e molta confusione”. Sono
passaggi della deposizione in aula – nel processo milanese per
presunto falso in bilancio su Visibilia a carico della ministra
del Turismo e di altri 15 imputati – dell’ex consigliere e
direttore finanziario di una delle società del gruppo
editoriale, Federico Celoria, che ha già patteggiato 2 anni,
pena sospesa.
In particolare, Celoria, che era stato nel cda di Visibilia
Editore tra il 2014 e il 2016, rispondendo alle domande dei pm
Marina Gravina e Luigi Luzi, ha fatto riferimento alla voce nel
bilancio di Visibilia srl, la concessionaria della pubblicità,
che riguardava “i crediti per fatture da emettere” che avrebbe
dovuto essere “svalutata”, a suo dire. “Era un bilancio pieno di
pasticci, ma Santanchè decise che non dovevano essere svalutate
ed era lei il dominus – ha detto il teste – Secondo me, decise
così perché già il bilancio era appesantito da perdite”.
Riguardo al cda di Visibilia Editore, Celoria ha riferito,
poi, che “c’era anche Canio Mazzaro” (tra gli imputati ed ex
compagno della senatrice di FdI), “lui era un po’ il ‘deus ex
machina’ della Editore, le decisioni alla fine le prendeva
Santanchè su consiglio di Mazzaro”.
Oggi hanno anche testimoniato Marco Pacini e Stefano
Guarnieri del Nucleo di Bankitalia “a supporto dell’autorità
giudiziaria” e che, in qualità di consulenti della Procura
milanese, depositarono due relazioni nell’aprile 2024 sul gruppo
Visibilia, già agli atti. E hanno parlato, dunque, anche di quei
due finanziamenti bancari, ottenuti uno nel 2012 e l’altro nel
2020, il primo per Visibilia srl e il secondo per Visibilia
Concessionaria e garantiti da “fondi statali”. Il secondo “da
740mila euro” dal fondo di garanzia per le imprese “colpite
dagli effetti della pandemia Covid”.
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