Ascolta la versione audio dell’articolo Loading…Tra fine Ottocento e inizio Novecento si affermò in Italia una nuova corrente: il Liberty. La mostra a Palazzo Martinengo – con più di cento opere e ben otto sezioni tematiche – racconta l’ascesa di questo movimento artistico e culturale che si sviluppò in concomitanza con la Belle Époque. Mentre in Francia fioriva l’Art Nouveau, il Liberty si caratterizzava per forme sinuose e raffinate linee serpentine ispirate al mondo naturale, tanto da venire rinominato in Italia “Stile floreale”, influenzando così cinema, pittura, architettura e moda in maniera indelebile.Lyda Borelli ne “Ma l’amor mio non muore!” (1913)L’esposizione si sviluppa attorno a questo filo conduttore: al centro, la sempiterna figura femminile, musa archetipica e allegoria della modernità stessa – una donna che compie i primi passi verso l’emancipazione, rappresentata attraverso le molteplici arti nobili. Ne è uno squisito esempio il cinema, che con il suo linguaggio agli albori racconta il fenomeno del divismo grazie alla celebre icona Lyda Borelli ne “Ma l’amor mio non muore!” (1913).Il Liberty in mostra a BresciaPhotogallery8 fotoVisualizzaFiori, piante, giardini e paesaggiIn un contesto segnato dall’industrializzazione e dalla crescita delle città, il richiamo al mondo naturale assume un valore insieme estetico e simbolico: fiori, piante, giardini e paesaggi diventano espressione di una ricerca di armonia alternativa alla frammentazione del presente. Il Liberty in mostra, a cavallo tra natura e vita urbana, tiene conto della partecipazione degli artisti alle grandi esposizioni tenutesi in Italia tra la fine del XIX e i primi due decenni del XX secolo, come l’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna di Torino del 1902, in cui il noto manifesto, con figure allegoriche danzanti in un paesaggio fiorito, racconta l’estetica dello “stile nuovo”. Notevole in mostra l’opera di Felice Casorati, “Persone” (1910), in cui le allegre figure sono il sipario di un conviviale teatro umano, prefigurando lo svilupparsi di una sensibilità più modernista. All’inizio del Novecento la casa era considerata il luogo “naturale” della donna, un microcosmo perfetto in cui educare i figli: un intimismo domestico ben raccontato dalla pittura del tempo. Il vento del cambiamento soffia però irrimediabilmente, e gli artisti subiscono la fascinazione della donna che legge e che trova spazio per sé. I rituali della cura del corpo, della lettura e della toilette assumono un nuovo significato: non solo momenti di benessere, ma di preparazione a una vita di seduzioni cittadine che non sia limitata a quattro mura. Ne è un chiaro esempio l’intimità sottilmente sensuale del gesto di legarsi i capelli di Camillo Innocenti in “Bianco e azzurro” (1906) o la spalla discinta della nobile che si riflette ammirandosi di Umberto Coromaldi ne “La donna e lo specchio” (1903), o negli echi klimtiani su fondo oro che risuonano nell’opera “Ritratto di donna” del triestino Gino Parin, in cui la protagonista sfoggia un’espressione ironica e beffarda. La prima Biennale di Venezia (1895) segna un momento decisivo per l’arte italiana, che rimane catturata dal portento della corrente inglese. Tracce di scuola inglese si rilevano ad esempio nel “Ritratto della contessa Nerina Volpi di Misurata” (1909) di Ettore Tito, che cattura l’attenzione per lo sguardo diretto della donna e per la linea sinuosa tracciata dal suo corpo. Il percorso presenta due capolavori mirabili di Vittorio Matteo Corcos: il “Ritratto della contessa Lia Goldmann Clerici” e il “Ritratto della marchesa Edith Oliver Dusmet” (1911). Il primo risulta affascinante per lo sfondo composto da un ricco parato floreale dotato di gusto quattrocentesco, mostrando una donna dalla femminilità colta e consapevole; il secondo si ispira ai manifesti teatrali di Alphonse Mucha, in cui la protagonista viene dipinta come una sorta di opulenta regina bizantina, dotata di un’ampia aureola decorativa composta da motivi floreali stilizzati. Ne emerge l’immagine di un’Italia in trasformazione e subbuglio, in bilico tra memoria antica e tensione verso la modernità.





