Ascolta la versione audio dell’articolo Due sguardi estremamente distanti finiscono per incrociarsi all’improvviso: al centro di “Moscas”, film messicano presentato in concorso alla Berlinale, si parla dell’incontro tra due esistenze, soltanto in apparenza incompatibili.Diretto dal bravo Fernando Eimbcke (lo scorso anno il suo “Olmo” era i titoli più interessanti del festival tedesco), “Moscas” parla di Olga, una donna che vive un’esistenza priva di amici e di relazioni. Quando versa in gravi difficoltà economiche, si trova costretta ad affittare una stanza che verrà abitata da un uomo e da suo figlio di nove anni. Sorprendendo in primis se stessa, Olga inizierà ad avere un legame profondo con il bambino, tanto da iniziare a vedere il mondo con occhi differenti.Loading…È proprio attorno a questo rapporto che ruota una sceneggiatura con cui Eimbcke conferma il suo talento nel parlare di personaggi giovanissimi, come aveva già fatto nel citato “Olmo” ma anche nel precedente “Sul lago Tahoe” del 2008.Il bambino di “Moscas”, che ha la madre ricoverata in ospedale, è scritto con cura e si nota come la cinepresa dell’autore messicano sia credibile nel restituire al meglio il suo punto di vista.La regia si mette alla sua altezza, mantenendo però buona attenzione anche nel descrivere il personaggio di Olga, donna rigidissima e stanca di una vita che l’ha portata a non provare praticamente più emozioni.






