Fondi Fsc 2021-2027 per Comuni e consorzi Asi. Visconti: infrastrutture decisive per la competitività
Il rilancio Zes nel Sud: 300 milioni per le aree industriali segna un passaggio operativo per il Mezzogiorno. L’avviso della Struttura di missione Zes stanzia infatti risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2021-2027. Sono coinvolte Basilicata, Campania, Calabria, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. I beneficiari sono Comuni sopra i 5mila abitanti con aree PIP e consorzi industriali. La formula è il contributo a fondo perduto. Quindi meno debito e tempi di attuazione più rapidi.
Un intervento mirato sulle infrastrutture produttive
Le risorse puntano a opere concrete. Viabilità primaria, connessioni ferroviarie merci, efficientamento energetico e servizi alle imprese sono gli assi prioritari. «Trecento milioni di euro per le infrastrutture delle aree industriali del Mezzogiorno riaprono il dossier Zes in chiave concreta», afferma Antonio Visconti, presidente nazionale Ficei e numero uno dell’Asi di Salerno. Tuttavia il vero obiettivo è ridurre il divario strutturale che frena la crescita.
Il peso del differenziale logistico
Nel Sud operano centinaia di aree produttive comunali e oltre 80 consorzi Asi. Qui si concentra circa un terzo delle unità manifatturiere italiane. Eppure il differenziale infrastrutturale resta significativo. Secondo stime Svimez, incide fino al 20% sui costi logistici rispetto al Centro-Nord. «Il nodo è industriale prima ancora che territoriale», spiega Visconti. Per questo la partita si gioca sulla competitività delle filiere.
Distretti e filiere: dove si crea valore
I distretti meridionali sostengono l’export. L’aerospazio in Campania, l’agroalimentare in Puglia, l’automotive in Basilicata attorno a Melfi e la farmaceutica nel Lazio meridionale mostrano performance superiori. In alcuni casi la produttività supera del 15% quella delle aree non distrettuali. Tuttavia queste realtà funzionano solo se integrate con porti, interporti, retroporti e reti digitali efficienti. Senza connessioni, il vantaggio si riduce.
Incentivi fiscali e competitività reale
La Zes unica, operativa dal 2024, ha già attivato crediti d’imposta rilevanti. Nel 2023 le richieste hanno superato i 2,5 miliardi di euro. Il segnale è chiaro: la domanda di investimenti esiste. «Il punto è trasformare l’incentivo fiscale in competitività reale», osserva Visconti. Tuttavia senza infrastrutture adeguate l’effetto degli incentivi rischia di attenuarsi.
Selezione dei progetti e effetto moltiplicatore
I 300 milioni Fsc possono generare un effetto moltiplicatore sugli investimenti privati. Però la dispersione delle risorse resta un rischio. «Se concentrati su viabilità primaria, connessioni ferroviarie merci, efficientamento energetico e servizi alle imprese, possono generare un effetto moltiplicatore», sottolinea Visconti. «Se dispersi in interventi marginali, resteranno una voce di bilancio». Quindi la qualità dei progetti e la loro integrazione con le filiere produttive faranno la differenza.









